Maltempo, occasioni sprecate e un errore della Movistar: come la sedicesima tappa del Giro d'Italia è stata settata per la vittoria di Pogačar

Il dominio di Tadej Pogačar al Giro d'Italia ha raggiunto un livello tale che adesso sta vincendo tappe senza nemmeno provarci. Ha attaccato quest'oggi sull'ultima salita del Monte Pana con l'aria di chi lo sta facendo per riscaldarsi dalle orribili condizioni meteo, come se il ritmo del gruppo - già abbastanza sostenuto da far staccare corridori come Ben O’Connor (Decathlon AG2R La Mondiale) e Geraint Thomas (Ineos Grenadiers) - fosse troppo lento per mantenere la sua temperatura corporea alta a sufficienza. Si è mosso quando ancora indossava i gambali e non ha sentito la necessità di toglierli in vetta, dove ha comunque avuto il tempo di contare su cinque dita, a ricordo del numero di tappe che ha vinto in questa corsa.

Al traguardo, sia lui che il suo fedele gregario della UAE Team Emirates, Rafal Majka, che per l'ennesima volta ha fatto l'accelerazione finale prima che lo sloveno prendesse le redini a 1500 metri dall'arrivo, hanno rivelato che oggi il piano era quello di lasciar andare la fuga: "In realtà oggi non volevamo puntare alla tappa, ma quando le altre squadre si sono messe a tirare abbiamo pensato: perché no? Adesso possiamo provarci. Quindi, sull'ultima salita siamo andati un po' più forte e quando mi sono accorto che Tadej era rimasto l'unico dietro di me, era fatta".

Anche quando era inevitabile che la fuga venisse ripresa, Pogačar ha cercato di trovare un modo per far vincere qualcun altro e ha chiesto a Majka se si sentisse abbastanza forte da poterci riuscire. "Sentivo già da prima che ero un po' stanco", ha spiegato il polacco, "quindi ho detto: vai avanti e vinci un'altra tappa".

Il motivo per cui Pogačar e il gruppo maglia rosa hanno potuto lottare per la vittoria è dovuto all'enorme mole di lavoro messa in atto dalla Movistar. "La fuga se ne era andata e per noi andava bene", ha rivelato lo sloveno, confermando di non aver individuato alcuna minaccia nel quartetto formato da Julian Alaphilippe (Soudal–Quick-Step), Mirco Maestri (Team Polti Kometa), Davide Ballerini (Astana Qazaqstan) e Andrea Piccolo (EF Education-EasyPost). "Ci siamo messi a ruota e abbiamo cercato di rilassarci, ma la Movistar continuava a tirare tenendo la fuga vicina, e poi sono andati molto forte sulla penultima ascesa".

É stato chiaro fin dall'inizio della tappa che la Movistar avesse un obiettivo. La squadra spagnola ha preso il controllo molto presto, non appena il quartetto dei fuggitivi se ne è andato, ma non per avvicinare il gruppo e inserire uno dei loro uomini, piuttosto per controllare il ritmo e assicurarsi che la fuga sarebbe stata ripresa. In una giornata in cui per un po' si è dubitato sullo svolgersi della tappa, dato che organizzatori e corridori si sono scontrati per concordare un percorso rivisitato alla luce di condizioni meteorologiche estreme, la Movistar era pronta a una tappa vera e propria. 

Ma esattamente qual era il loro piano? Le loro tattiche sono diventate sempre più sconcertanti con il procedere della corsa. Inizialmente sembrava che il piano fosse quello di lavorare per Einer Rubio, forse con l'obiettivo di risalire dalla nona posizione nella generale e, più ambiziosamente, magari cercando di sfidare Pogačar per la vittoria finale nel gruppo dei favoriti. Poi però, quando all'arrivo mancavano 20 chilometri, il loro atleta, Pelayo Sánchez è evaso dal gruppo e mentre Sanchez si trovava in testa, la Movistar continuava confusa a fare il ritmo nel gruppo, aumentandolo addirittura con un grande allungo di Nairo Quintana - un altro uomo che avremmo potuto pensare di tenere a freno in quanto potenziale candidato alla vittoria di tappa.

Il tutto è diventato ridicolo quando, dopo esser stati riportati sotto dal lavoro di Quintana (che si è bruciato da solo tirando e poi venendo staccato dal gruppo), Sánchez ha attaccato nuovamente, solo per essere ostacolato da una caduta della catena. È rientrato e poi è si è staccato dal gruppo dei favoriti, lasciando da solo Rubio, e anche lui non si è stato forte quanto il lavoro di squadra aveva fatto pensare. Il colombiano è stato uno dei primi a staccarsi quando Pogačar è partito, tornando a casa con un’undicesima posizione, guadagnando un po' di tempo sui rivali Filippo Zana (Jayco-Alula) e Romain Bardet (Team dsm-firmenich PostNL), ma rimanendo nono in classifica generale.

Questa settimana, se le altre squadre vogliono trovare un modo per conquistare qualche vittoria di tappa e non consegnarle tutte a Pogačar, dovranno correre in modo più intelligente di quanto fatto finora. Dato che era inevitabile che fosse il più forte del gruppo dei favoriti, se la vittoria di tappa si fosse decisa in questo modo, è stata una sorpresa vedere una battaglia così poco impegnativa per entrare nella fuga di giornata e che alla fine solo quattro corridori l'abbiano formata. Presumibilmente, l'incertezza d'inizio giornata sull'eventualità dello svolgimento della tappa insieme al maltempo, che ha caratterizzato l'intera giornata, hanno contribuito a scoraggiare molti corridori.

Visto che Pogačar e la UAE Team Emirates hanno iniziato a lottare per la vittoria soltanto negli ultimi chilometri, potrebbe darsi che gli scalatori a caccia di tappe non debbano muoversi da lontano o nei chilometri finali, bensì in qualche frangente nel mezzo alla corsa. Molto probabilmente, Sánchez  è stato l’uomo sbagliato per attaccare a 20 chilometri dall’arrivo, ma il momento potrebbe essere stato quello giusto per fare un’azione del genere, mentre Giulio Pellizzari (VF Group - Bardiani CSF - Faizanè) e Christian Scaroni (Astana Qazaqstan) sono riusciti a chiudere in seconda e quarta posizione dopo aver seguito lo spagnolo. Se qualcuno con delle gambe da scalatore come quelle di Rubio, per esempio, fosse andato all-in in quel momento, probabilmente la vittoria avrebbe potuto essere sua.

Per quanto riguarda Pogačar, i record continuano a crollare. Con la vittoria di ieri, dopo sette anni, è diventato il primo corridore ad aver vinto cinque tappe in un singolo Grande Giro, così come riuscì a Marcel Kittel al Tour de France del 2017; il primo a riuscirci dopo Mark Cavendish al Giro del 2013; e dobbiamo tornare indietro al 1980 con Giuseppe Saronni per non trovare un velocista. È come se gli avversari abbiano soggezione di lui. Persino il corridore che è arrivato più vicino a batterlo ieri, Giulio Pellizari, ha guardato lo sloveno come una star, sembrando come un tifoso quando Tadej gli ha regalato gli occhiali e la maglia rosa. È stato un momento toccante, ma anche la dimostrazione di quanta venerazione venga mostrata nei confronti del collega, anche da parte di un corridore che oggi ha avuto il coraggio di provare ad attaccarlo.

Sicuramente la diciassettesima tappa sarà diversa. Se il tutto filerà liscio senza le polemiche e la confusione che hanno caratterizzato la giornata di ieri, il terreno è florido per gli attacchi a partire dal via, con la prima di cinque salite da affrontare subito. Pogačar ha già fatto sapere di non essere intenzionato a cercare vittorie di tappa in questa ultima settimana quindi, gli avversari hanno la possibilità di intrepretare la corsa con una certa libertà. La lotta per la classifica generale potrebbe essere conclusa, ma possiamo attenderci una gara epica nella lotta per la vittoria di tappa.

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