In difesa della tattica del team dsm-firmenich PostNL al Giro d'Italia

É stato un disastro, oppure è stata una dimostrazione di forza, quella del team neerlandese?

La tappa era partita come tutti ci aspettavamo. La fuga ha preso il largo come di solito accade nelle frazioni alpine, con un gruppo di opportunisti che fanno la loro mossa sulla prima vera salita di giornata. Il gruppo sembrava felice e le cose iniziavano a calmarsi. Il ritmo era stato inserito e tutto sembrava andare come da copione. Parte della fuga è stata ripresa dal gruppo dei favoriti, ma gli atleti che sono rimasti in avanscoperta hanno collaborato bene insieme e sembrava veramente che l'equilibrio della giornata fosse stato trovato. Così era, finché davanti non è arrivata la dsm-firmenich PostNL. 

Non appena il gruppo si è avvicinato alla metà della corsa, la formazione olandese si è fatta avanti, mettendosi in testa in blocco. Tobias Lund Andersen, Chris Hamilton e Kevin Vermaerke hanno dato il colpo di grazia che nessuno si aspettava, spaccando in due la corsa. I tre hanno incrementato il ritmo a tal punto da far crollare il distacco della fuga, e facendo staccare corridori come Einer Rubio (Movistar) e Filippo Zana (Jayco Alula), che sono precipitati nelle retrovie, mettendo a rischio i loro piazzamenti. La mossa della DSM è stata audace e coraggiosa, ma quando la fuga è stata ripresa a 60 chilometri dalla conclusione, il resto dei corridori era un po' confuso.

Non è solito veder ricompattare il gruppo con così tanta strada da fare in una tappa di montagna di un Grande Giro, e quando le squadre si sono ritrovate come se fossero nelle fasi iniziali, con così tanti chilometri ancora da affrontare, sono tutte apparse disorientate sul da farsi. Rafal Majka ha fatto un gesto ai suoi rivali della dsm-firmenich mentre si trovavano in uno stato confusionale, e poi a continuato a pedalare con la bocca serrata, scioccato dalle loro tattiche e confuso dal team olandese.

Quindi, perché lo hanno fatto?

Ripensando all'inizio della diciassettesima tappa, Romain Bardet, corridore di classifica della DSM e attualmente settimo nella generale, aveva palesato la sua intenzione di vincere una tappa. Secondo Matt Winston, direttore sportivo della realtà neerlandese, che ha parlato ai microfoni di Eurosport dopo la tappa, il piano della squadra era di fare corsa dura per favorire l'attacco di Bardet, mettendo così pressione al gruppo e vedendo che risultato avrebbe sortito. Una volta ripresa la fuga, il transalpino e Vermaerke hanno cercato di mettere pressione e di guadagnare terreno, ma semplicemente non ha funzionato per molteplici motivi.

 

Il primo è che Tadej Pogačar si trovava sulla ruota di Bardet quando quest'ultimo è partito. Lo stesso Winston ha dichiarato: "Quando abbiamo attaccato ci hanno marcato subito". Sembrava che la DSM-Firmenich facesse affidamento sul fatto che Pogačar precedentemente aveva dichiarato di non puntare alla vittoria di tappa, contando sul fatto che lo sloveno potesse lasciare andare il francese. Invece è andata così, con una UAE Team Emirates non dell'umore giusto per regalare una potenziale vittoria.

L'altro problema è che, una volta concesso un po' di spazio, Bardet rappresenta un pericolo troppo importante per gli altri contendenti alla generale. Anche se avesse avuto delle ottime gambe per fare un bell'attacco, comunque sarebbe stato seguito da altri come la Ineos Grenadiers, Bora-Hansgrohe, Bahrain-Victorious e Decathlon AG2R La Mondiale, poiché sarebbe stato una minaccia per le rispettive posizioni in classifica.

L'insieme di questi fattori hanno fatto sembrare bizzarra la tattica della DSM: perché hanno reso la corsa così dura? Che senso aveva? La verità è che il piano c'era, basato sugli accadimenti delle giornate precedenti, il tentativo aveva un senso. Non sai mai cosa potrà accadere quando metti pressione, e se Pogačar avesse mantenuto l'approccio dichiarato nelle interviste, mostrandosi conservativo e non intenzionato alle vittorie di tappa, allora avrebbe potuto funzionare.

La squadra va anche elogiata per averci provato in questo Giro d'Italia. Il dominio di Pogačar, per quanto impressionante, ha reso la corsa noiosa e ha fatto sì che molte squadre di classifica abbiano corso sulla difensiva. É stato rinfrescante vedere una formazione tentare un approccio diverso, e il Team dsm-firmenich PostNL dovrebbe essere rispettato per il coraggio di essersi assunti dei rischi per poter avere una chance di vittoria. Pogačar ci sarà sempre, ma questo vuol dire che le altre squadre non dovrebbero neanche provare a fare la corsa? A Bardet non sarebbe consentito entrare in fuga a causa della sua posizione in classifica, quindi la tattica della DSM ha un senso, vista la situazione in cui si trovavano.

Critichiamo le squadre per non aver provato niente nei confronti della stretta mortale di Pogačar, ma poi, se non funziona, li sminuiamo per averci provato. C'è ancora una frazione di montagna al Giro e, davanti a questa, la DSM dovrebbe trarre fiducia da come ha spaccato il gruppo ieri e dalla forza collettiva che ha mostrato. Forse hanno tentato e fallito, ma almeno non hanno mancato di provare.

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