Giro d'Italia 2024 | Allez Lou Lou! La gloriosa resurrezione di Julian Alaphilippe.

Il francese si è assicurato una vittoria al Giro d’Italia dopo mesi di pressioni e accuse pubbliche

É piaciuto a tutti. Biglietti in prima fila per uno spettacolo superbo da parte dell'intrattenitore del ciclismo. Un'esibizione ricca di rischio, aggressività e un sacco di stile. Dovevamo davvero aspettarci qualcosa di meno da colui che lo scorso anno è diventato virale per il suo playback perfetto di Céline Dion? Dopo due stagioni di cadute e battute d'arresto, oltre a delle accuse pubbliche da parte del suo stesso team manager, quello di oggi è stato un ritorno ai tempi che furono, guidato a un milione di miglia orarie dall'inizio alla fine, in un modo che solo lui può fare. Tenetevi forte, perché Julian Alaphilippe è tornato, ragazzi.

 

L'attacco è arrivato troppo presto per essere davvero plausibile. Mancavano ancora più di 130 chilometri all'arrivo della dodicesima tappa del Giro d'Italia, quando il francese ha fatto la sua prima vera mossa con quello stile spavaldo che lo contraddistingue. Con sé aveva un solo corridore: il trentaduenne Mirco Maestri, atleta della Polti-Kometa, una delle quattro squadre Pro Continetal del Giro di quest'anno. Un corridore che non si era mai piazzato tra i primi dieci in una tappa di un Grande Giro. Un corridore di cui la maggior parte delle persone non conosceva il nome prima della gara. Dietro il duo c'era un gruppo con così tanta potenza di fuoco e così tanti vincitori affermati che il pensiero di tenerli a bada fino al traguardo era quasi fantasioso. Ma oggi c'era Alaphilippe, in un aggettivo: grandioso.

Il corridore della Soudal-Quick-Step ha corso intelligentemente. Ha rallentato sulle salite cosicché Maestri potesse rimanere con lui, dopodiché si è messo a ruota dell'atleta italiano nei tratti in pianura. Ha gestito il suo sforzo alla perfezione, prendendo gel, borracce e urla di incitamento dall'ammiraglia che lo affiancava. Con il passare dei chilometri, il distacco dal gruppo continuava ad assottigliarsi e nessuno credeva davvero che Alaphilippe avrebbe potuto farcela, mentre il suo corpo dondolava e si piegava sul manubrio e la sua lingua fuoriusciva ostinatamente dalla bocca spalancata. Nessuno, questo è, nessuno tranne Alaphilippe stesso.

É stato sull'ultima salita che il trentunenne ha giocato la sua carta vincente. Si è trattato di un attacco maniacale, frenetico, sui pedali su Monte Giove, che ha visto Alaphilippe muoversi tra orde di tifosi, danzando con la bicicletta a un ritmo intermittente. Non è stato fluido o sciolto, ma appassionato e determinato, spinto dalla voglia di dimostrare che la gente si sbaglia. Alimentato dalle parole di Patrick Lefevere che molte volte gli ha detto di non essere abbastanza bravo.

Una volta scollinato la salita, zigzagando in vetta in uno stato di esaurimento, al francese non è rimasto altro che percorrere le strade tortuose e piene di curve fino all'arrivo. Dietro di lui, il già vincitore di una tappa Jhonatan Narváez stava inseguendo duramente, ma Alaphilippe affrontava le curve più velocemente, spingendosi al limite, in equilibrio su una linea sottile tra follia e genialità. Poi il sollievo, il pugno di gioia nell'aria, il lampo dei denti bianchi del sorriso di Alaphilippe che tutti abbiamo imparato ad amare. Ha completato la tripletta dei Grandi Giri, aggiudicandosi una vittoria di tappa al Giro d'Italia e, soprattutto, ha dimostrato che nessuno avrebbe mai dovuto dubitare di lui.

La vittoria vale ancora di più perché le ultime due stagioni non sono state clementi con il campione francese. C'è stato l'incidente della Liegi-Bastogne-Liegi del 2022, che gli ha procurato due costole rotte, una scapola fratturata e un polmone collassato. Nello stesso anno, c'è stata l'innocua caduta alla Vuelta a España che lo ha visto uscire dalla corsa con una spalla lussata. Nel 2023 si mostrò promettente, ma Alaphilippe era ancora sulla lenta strada del recupero, mai completamente in forma come prima.

All'inizio di quest'anno, il capo della Soudal-Quick Step, Patrick Lefevere, ha criticato pubblicamente la vita personale di Alaphilippe, commentando la sua abitudine di bere, la sua famiglia e il suo atteggiamento verso le gare, insinuando che il corridore non meritasse di prendere uno stipendio così alto. Dopo la campagna delle Classiche di quest'anno, Alaphilippe ha rivelato di aver dovuto competere con dolore, correndo con il perone fratturato dopo una caduta a marzo in occasione della Strade Bianche. I colpi non sono mancati, ma Alaphilippe ha saputo reagire. Ieri, ha risposto come lui sa fare: con le sue gambe magiche.

Al termine della dodicesima tappa, i corridori hanno fatto la fila per congratularsi con il trentunenne, stringendogli la mano, arrufandogli i capelli e dandogli una pacca sulla schiena. I compagni di squadra hanno esultato di gioia e Tim Merlier ha dichiarato ad Eurosport: "Il direttore sportivo gli aveva chiesto di aspettare il gruppo dietro con Mauri [Vansevenant] e Jan [Hirt], ma lui non ha voluto attenderli".

Alaphilippe è fatto così. Non aspetta nessuno. Corre con il cuore, reagendo d'istinto. La passione per il suo sport trasuda da ogni pedalata e, dopo tutto quello che ha affrontato, è difficile pensare a qualcuno che meriti di più questa vittoria.

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