Cosa succede nel nostro corpo quando ci infortuniamo?

Come mai, dopo gravi infortuni, alcuni atleti non riescono a tornare ai loro livelli precedenti, mentre altri si?

Dopo essere caduto rovinosamente nel velodromo di Blois nel settembre del 1969, dolore e disagio diventarono due compagni inseparabili nella carriera di Eddy Merckx. Tuttavia, se si guardano soltanto i numeri, non sembra che Merckx abbia sofferto molto: l'anno dopo l'incidente nel velodromo di Blois, in Francia, corse 18 giorni in più rispetto al 1969 (e 2.000 km in più rispetto all'anno precedente) e vinse 36 gare (+11).

Ma come disse più volte lo stesso Cannibale, vincere era diventato più complicato. I suoi fianchi e la sua schiena erano stati compromessi dalla caduta (un incidente dove perse la il suo pilota di derny Fernand Wambst), e le sue gambe alle volte si bloccavano per il dolore durante le gare.


Più recentemente, l'incidente al Delfinato 2019 ha cambiato per sempre la carriera di Chris Froome, e la caduta ha probabilmente messo fine alle possibilità dell'ex corridore del Team Sky e Ineos di vincere un quinto Tour de France. E viene naturale porsi la domanda: riuscirà mai Egan Bernal a ritornare ai suoi livelli di forma precedenti al brutto incidente di gennaio in Colombia?

Quelli sopracitati sono ovviamente esempi di incidenti molto seri ed estremi. Tuttavia, indipendentemente dalla gravità dell'incidente, i traumi lasciano molte domande aperte sulla carriera degli atleti professionisti. Cosa succede effettivamente al nostro corpo quando ci infortuniamo? Quali sono gli effetti bio-meccanici e fisiologici delle cadute una volta che ricominciamo a pedalare? Perché alcuni atleti, come Merckx, tornano alle gare senza problemi apparenti, mentre altri non riescono a ripetere la qualità delle loro imprese precedenti?

Gravità degli incidenti

"Alcuni infortuni sono più facili da recuperare di altri", dice l'ex fisioterapista di British Cycling Team Sky Phil Burt. "Quando hai lesioni catastrofiche, il tuo corpo deve quasi imparare un modo diverso di lavorare e muoversi".L'ex fisioterapista del Team Sky e di British Cycling Phil Burt. Foto: Burt archive

Durante i normali processi di invecchiamento, i nostri corpi sono affetti da patologie, degrado e decadimento, continua Burt. Tuttavia, quando questi avvengono gradualmente, il corpo trova il modo di affrontarli e conviverci. In altre parole, se i cambiamenti avvengono progressivamente, li notiamo meno e abbiamo il tempo di affrontarli. Mentre quando accadono improvvisamente, come nei casi di Froome e Bernal, il ritorno a una condizione pre-infortunio è più impegnativo. Per i ciclisti, nello specifico, ciò che cambia è il modo in cui il corpo interagisce con la bicicletta. E questo non è un problema facile da risolvere.

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"Tutti gli esseri umani sono asimmetrici, e siamo tutti leggermente storti e contorti", aggiunge Burt. "Ma ovviamente, quando si affrontano incidenti gravi, le asimmetrie diventano ancora più disfunzionali. Quindi, quei movimenti che prima erano ottimali, adesso sono più difficile da eseguire".

E se, per via di un infortunio, la posizione sulla bicicletta diventa scomoda, le successive regolazioni per risolvere il disagio potrebbero portare a una serie di altre problematiche, come le dolorosissime piaghe da attrito e altri dolori articolari.

Effetti sul corpo

Ma oltre agli effetti sulla struttura fisica, gli infortuni gravi possono anche avere conseguenze metaboliche sugli atleti? Aitor Viribay, nutrizionista per Ineos Grenadiers e ricercatore in fisiologia dell'esercizio fisiche, dice che le limitazioni dopo un infortunio traumatico sono sempre più gravi sulle componenti strutturali del corpo rispetto al metabolismo dell'atleta. 

"Le principali limitazioni sono spesso legate alla funzione neuromuscolare e al rapporto tra muscoli e ossa", dice.

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A seconda della gravità della lesione, alcuni moto-neuroni possono essere spenti e smettere di funzionare, quindi è più complesso - se non proprio impossibile - che il sistema nervoso continui a funzionare in maniera normale . L'altro problema è legato alle lesioni ossee, poiché le ossa hanno un tempo di guarigione più lungo rispetto ai muscoli.
 
"A seguito di un infortunio, è anche facile che un osso possa rompersi di nuovo", dice Viribay. "Questo perché la qualità dell'osso è spesso compromessa e la diramazione osso-muscolo [dove c'è un'azione reciproca della azioni ossee e muscolari] può essere a sua volta compromessa".Aitor Viribay, nutritionista della squadra Ineos Grenadiers. Foto: INEOS-Grenadiers. 

Viribay cita anche un'ipotesi scientifica che collega la salute ossea e il sistema immunitario. Tuttavia, dice anche che gli studi in questo settore, anche se interessanti, sono ancora limitati. "Dopo questi grandi traumi, il sistema immunitario è altamente compromesso e sappiamo che le ossa giocano un ruolo chiave nel sistema immunitario. Quindi, probabilmente, questo potrebbe essere uno dei motivi per cui gli atleti, dopo un infortunio, non sono in grado di recuperare al 100% e fanno fatica a dare di nuovo il loro massimo".

Effetti psicologici

Naturalmente, chiunque abbia subito un infortunio in bicicletta, sa bene che il recupero non è soltanto difficile da un punto di vista fisiologico o bio-meccanico. Anche gli effetti psicologici legati a traumi gravi non sono da sottovalutare e lasciano cicatrici invisibili. 

"A volte è la mente che fa fatica a guarire e i ciclisti non sono in grado di correre gli stessi rischi che correvano prima [di un incidente]", dice Burt. In questo caso Burt si riferisce alla teoria del governatore centrale, che descrive il nostro cervello come un controllore che regola sforzo e rischi in modo da non metterci mai in una situazione di pericolo.

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"Ho il sospetto che se quando si subisce un trauma grave, questa capacità venga ancora più influenzata", continua Burt. "Se non puoi rischiare e soffrire più come un tempo perché con il trauma il tuo livello di 'protezione del corpo' è ancora più alto, mentalmente è più difficile ritrovare quella confidenza".

Viribay è d'accordo su questo punto e approfondisce la connessione tra mente e corpo.Chris Froome è tra quei che corridori che, a seguito dell'infortunio al Critérium du Dauphiné nel 2019 non ha più raggiunto i livelli di forma precedenti. Foto: Dario Belingheri/Getty Images

"La mente ha alcune attivazioni che dopo un incidente possono sembrare più spaventose da attivare", dice. "E queste attivazioni, che partono dal comando centrale [sistema nervoso centrale] e poi viaggiano attraverso il sistema nervoso periferico possono essere compromesse. Sappiamo poi che il sistema nervoso centrale gioca un ruolo fondamentale nelle prestazioni e nelle contrazioni muscolari".

Ma il ritorno è sempre possibile 

Tuttavia, come hanno dimostrato Merckx e numerosi altri corridori, è possibile tornare al massimo anche dopo gli infortuni più gravi. Burt cita l'esempio di Ed Clancy. Clancy, un ex ciclista britannico su pista che ha vinto tre medaglie d'oro olimpiche, aveva subito un intervento chirurgico sei mesi prima dei giochi di Rio 2016.

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"Aveva un enorme prolasso del disco e abbiamo dovuto operarlo. Incredibilmente, sei mesi dopo l'operazione è tornato e ha vinto l'oro olimpico".

Merckx, dopo la caduta a Blois, ha iniziato a viaggiare con una chiave a brugola per aggiustare il suo set-up e sentirsi meglio in sella. Quel continuo armeggiare in parte un risultato dell'incidente e in parte un'ossessione di Merckx nei confronti dei dettagli. E la sua ricerca di perfezione non si è mai veramente fermata e il Cannibale ha continuato ad aggiustare la posizione fino alla fine della sua carriera. Anche se, ancora una volta, dall'esterno sembra invece che quella perfezione l'avesse trovata eccome.

Cosa fare in fase di recupero

Quando ci si riprende da un incidente, l'attributo più importante sul quale bisogna lavorare è la pazienza, perché ci sono tempi di guarigione più o meno standard per tessuti e strutture muscolari.

"Sono sei settimane per la guarigione iniziale, poi 12 settimane per la guarigione dei tessuti lunghi. Ma strutture diverse come le ossa richiedono da sei a 12 mesi per passare attraverso quella che si chiama la fase di rimodellamento", dice Burt.
 
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Tuttavia, il lato positivo per i ciclisti è che rispetto ad altri sport in cui le forze di atterraggio su articolazioni, ossa e muscoli sono più severe (come la corsa, per esempio), in bici è più facile e veloce recuperare dagli infortuni. "E si può allenare l'apparato cardio-circolatorio senza grande impatto per il corpo", dice Burt.
 
Naturalmente, prima ci si può muovere dopo un infortunio, meglio è per il corpo in termini di funzione neuromuscolare e per evitare la perdita di massa muscolare. Tuttavia, diversi criteri e approcci dipendono dalla gravità dell'infortunio e, naturalmente, dalla persona coinvolta e dalla sua reazione ad esso. Nei casi di Froome e Bernal, c'è un'intera squadra dedicata alla loro riabilitazione. La maggior parte di noi, invece, può contare soltanto sul medico e fisioterapista che decidiamo di consultare.
Infine, che si tratti di dilettanti o professionisti, anche l'alimentazione ha un impatto enorme sul recupero. "Assicuratevi di avere tutto per ottimizzare il vostro sistema immunitario e ridurre l'infiammazione. Le proteine sono importanti per mantenere la massa muscolare, ma assicuratevi anche di avere abbastanza energia per sostenere il sistema immunitario; il recupero da un infortunio ha un costo enorme in termini di spesa energetica e consumiamo tantissime calorie quando recuperiamo gravi traumi", dice Viribay. 

Come puoi vedere, è possibile recuperare anche dagli incidenti più traumatici, a patto che tu ti prenda del tempo e lasci che il tuo corpo guarisca. C'è però un ultimo consiglio di Burt da non dimenticare: "La capacità di sapere quando non allenarsi è probabilmente più preziosa dello spingere i propri limiti. Alcune persone non sanno quando fermarsi ed è per questo motivo che si infortunano o si ammalano. Quindi sapere quando spingere e quando no è anche un modo per limitare gli infortuni a lungo termine".