F-12 contro Covid-19. La risposta di Pinarello alle sfide della pandemia.

Abbiamo incontrato Fausto Pinarello al Rouleur Live di Londra per una chiacchierata sul mercato della bici post-Covid

Febbraio 2020. Quasi d’improvviso, le nostre vite sono cambiate per sempre. E ancora oggi facciamo fatica a capire quale sia la nuova realtà nella quale siamo chiamati a partecipare. 

All’interno di un contesto di cambiamento globale, dove i nostri valori sull’esistenza e la convivenza civile sono stati messi in discussione in maniera profonda, la bicicletta rappresenta solo uno dei tanti microcosmi colpiti dalla pandemia. E così come in molti altri settori, anche in quello della bicicletta i cambiamenti sono avvenuti rapidamente e le aziende hanno dovuto adattarsi in fretta. Tra di loro c'era anche Fausto Pinarello, socio fondatore e Presidente del Consiglio di Amministrazione dell'omonima casa di biciclette trevigiana.Fausto Pinarello (al centro) sul palco del Rouleur Live con Matt Stephens (sinistra) e Juan Antonio Flecha (destra). Foto: Sean Hardy.

“Siamo partiti da un’attività intensa, a 360º, per ritrovarci in un appartamento, in un garage, un terrazzo a pedalare con i rulli. A fare fatica e sudare, e fare competizioni con gente che non sapevamo neanche chi fosse,” ricorda Pinarello aggiungendo che nell'ultimo si è creata quella che in molti definiscono come bolla Covid.

“Abbiamo più persone che hanno iniziato ad andare in bicicletta. Questo è positivo,” continua Pinarello. “Poi in molto si sono spostati dalle bici normali alle ebike (soprattutto negli Stati Uniti e in Giappone). Ma le biciclette a pedalata assistita sono molto popolari anche in Europa, soprattutto in Germania, Austria, Svizzera, e nel nord Italia dove abbiamo le montagne. E in queste zone, la richiesta di biciclette è cresciuta al di sopra delle aspettative.”Fausto Pinarello controlla direttamente le fasi della preparazione delle bici e il suo ufficio è infatti all'interno dell'area produzione e non quella commerciale e amministrativa. Foto: Giacomo Frison.

La domanda è incrementata in maniera inaspettata (due milioni di bici vendute in Italia nel 2020, +17% rispetto al 2019; e +40% in tutta l’Eurozona) tanto che il mercato non è ancora in grado di soddisfare tutti i clienti. E ancora oggi – per esempio – c’è sia una mancanza di biciclette che di componenti e anche il colosso Shimano non riesce a stare dietro alle prenotazioni e alle consegne.

“Per assurdo,” continua Pinarello, “noi  — come molti nostri concorrenti — potremmo vendere tantissime bici in più, ma la richiesta è troppa. Io spero che tra un paio di anni non esploda questa bolla. Shimano dice che consegna tardi perché non ha creduto troppo in questo fenomeno post Covid e alla fine sono loro che hanno il termometro in mano. Noi speriamo che non sia solo una bolla.”Fausto Pinarello e alcune delle maglie vinte dagli atleti che hanno corso con le bici del marchio trevisano. Foto: Giacomo Frison.

Quello che è cambiato rispetto al 2019 non è soltanto la richiesta di biciclette, ma è la modalità stessa di andare in bici che ha subito un importante cambiamento. Se, almeno per Pinarello, i clienti pre-Covid erano soprattutto interessati alle bici da strada, oggi domanda si è quanto mai diversificata.

“Si è creato un mondo a parte, che è il mondo della gravel, delle MTB, e delle MTB a pedalata assistita,” spiega Pinarello. “E chi non viaggia più [all’estero], adesso va in vacanza — in Italia — soprattutto in luoghi di montagna, con bici a pedalata assistita, con la gravel, o con la gravel assistita. Quindi è un modo di andare in bici completamente diverso da quello di prima.”Fausto Pinarello ha detto di aver notato un calo dell'interesse alle competizioni da parte dei ciclisti amatoriali. Foto: Sean Hardy.

Pinarello ha visto il cambiamento anche all’interno del suo team; un team fatto di persone che vanno in bici, e che ci vanno anche tanto. Oltre ad aver notato l’interesse in discipline differenti, quello che ha visto scemare è stato l’interesse verso le competizioni e una piccola flessione nell'acquisto, nonostante il trend positivo.

“I miei ragazzi del team in Italia della Granfondo Pinarello sono diventati più pigri,” racconta. “Quest’anno ho fatto difficoltà a fargli fare delle gare. Perché hanno fatto tanti chilometri (7, 8, 10 mila chilometri) ma quando gli chiedo quand’è che andiamo a correre, mi rispondono: ‘Eh, ma non so, forse vado al mare, non ho voglia, aspettiamo.”

A pagare il prezzo di un’interesse crescente nei confronti delle discipline fuori strada, potrebbe essere la stessa Granfondo Pinarello, che il prossimo anno arriva alla sua 25esima edizione.Questo telaio, oltreché dai colori vivaci, sembra molto leggero. Foto: Giacomo Frison.

“Non so se ci sarà la 26esima," confessa Pinarello. "Era un percorso che mi ero prefissato un po’ per scherzo, e ci eravamo detti di arrivare fino a 25 e non so se la faro più. O la gente si e stancata di appendersi un numero sulla schiena, oppure vuole andare in bici divertendosi, ma in maniera diversa. In molti hanno comprato una gravel, una MTB assistita. Escono con la moglie, portano i bambini in bici e fanno sempre tanti chilometri.”

Dalle statistiche stilate dall’ufficio marketing di Pinarello, è risultato che la maggior parte dei clienti che acquistano una bici gravel arrivano già dal mondo fuoristrada, mentre una minor parte arriva dalla strada. Nonostante questo dato, l’azienda trevigiana sta investendo molto nel settore — un po’ perché Pinarello crede che le persone andranno sempre di più in bici, e un po’ perché è l'industria in maggiore espansione. 

Quello che spera Pinarello, tuttavia, oltre al fatto di non essere soltanto una moda passeggera, è che non avvenga per i noleggi di bici quello che è successo per i noleggi da sci, altrimenti correrebbe il rischio di “vendere solo ai noleggiatori di bici.”Una delle fasi della produzione della Dogma. Foto: Giacomo Frison.

Nonostante gli importanti investimenti nel gravel, il DNA Pinarello rimane legato alla strada. E anche se le bici da strada rimangono una nicchia nel mercato globale, si tratta comunque di un mercato “ancora in crescita," spiega Pinarello. "Probabilmente perché le persone, dopo uno, due mesi, sei mesi di lockdown, vogliono essere libere di uscire, sentirsi diverse, godere del bel tempo, o andare dove non sono mai state prima. O fare qualcosa di nuovo. E sono sicuro che i ciclisti veramente appassionati rimarranno e noi cresceremo con loro."

Così come il DNA, anche la filosofia e l’identità di Pinarello rimarranno le medesime, anche al termine del complicato contesto storico in cui ci troviamo. 

“Pinarello è un piccolo marchio con una grande storia, eredità, cultura, passione,” spiega Pinarello. “Creiamo le migliori bici, le bici più performanti. Non sono bici economiche, ma sono bici eleganti. Sono sicuro che i nostri clienti vogliono avere una buona bici, una bici esclusiva, una bella bici. E voglio continuare questa filosofia. Non voglio cambiarla. Non diventeremo mai una grande azienda o un grande marchio. Non c'è motivo di copiare o fare diversamente. Siamo Pinarello e rimarremo Pinarello.”

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