Il capolavoro di Marta Cavalli alla Freccia Vallone

Calma e composta, la ventiquattrenne di Cremona della ha attaccato la salita chiave della gara in modo chirurgico

"I due guerrieri più potenti sono la pazienza e il tempo" - Leo Tolstoy.

Il ciclismo è uno sport associato all'adrenalina, caratterizzato da azioni ad alto ritmo e attacchi furiosi. Pensate alla forza, alla velocità, alla potenza, agli sprint. Tuttavia, Marta Cavalli ha vinto la Flèche Wallonne utilizzando un'altra arma: la pazienza. Esibendo un'esemplare dimostrazione di autocontrollo, Cavalli ha vinto padroneggiando la sottile arte dell'attesa. 

Come sempre, l'edizione di quest'anno della Flèche Wallonne Femmes è stata decisa in cima all'imponente Mur de Huy. Anche se è lungo solo 900 metri, è una salita pungente. Troppo ripida anche per il rapporto più facile, troppo lunga per poter essere attaccata dal basso. La pendenza aumenta quando i corridori arrivano in corrispondenza del 'Chemin des Chapelles', così chiamata così per i sei luoghi di culto situati sulla strada che porta alla cima. Nonostante la sua breve distanza, l'Huy per molti è un pellegrinaggio, specialmente quando lo si percorre per la terza volta dopo 130 km di corsa.

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Quando i corridori salgono il Mur de Huy sembra quasi che il tempo si fermi. I metri scorrono così lentamente che sembra che il traguardo non arriva mai. È una battaglia lenta e dolorosa tra i primi quando salgono sui pedali per rendere le pendenze più agevoli, poi ciondolano a destra e sinistra e poi stringono i denti e aggrottano le sopracciglia in un'ultima smorfia di dolore.

La breve distanza della Mur è crudelmente fuorviante, e molti corridori sbagliano ad approcciarlo, come ha fatto ieri la favorita della vigilia, Annemiek van Vleuten, quando ha attaccato le rivali ai 400 metri dal traguardo. Van Vleuten era stata la più forte prima del "muro", ma quegli ultimi 50 metri erano quelli dove la gamba contava di più. Ed è qui che Cavalli ha fatto le cose meglio di tutti.
Quando Van Vleuten ha lanciato il suo attacco, l'italiana ha lasciato che si aprisse un piccolo gap, ma ha mantenuto il ritmo e ha continuato a lavorare per tornare sulla ruota della rivale, ma senza strafare. Quando si è ritrovata in testa alla corsa, è rimasta calma. Ha aspettato e mantenuto la fiducia fino al momento giusto. A 50 metri dall'arrivo, l'atleta della FDJ ha fatto la sua mossa. Sono bastati pochi colpi di pedale perché la Cavalli aprisse un varco decisivo. Van Vleuten era scarica, era partita troppo presto e, come molti prima di lei, era caduta preda della maledizione del Mur.

Il tempismo è qualcosa che Marta Cavalli ha nel suo DNA. Nell'Amstel Gold Race di qualche settimana fa, ha lanciato la mossa vincente proprio quando le rivali si sono sedute per un attimo e si sono guardate intorno. Qualcuno l'ha chiamata fortuna, ma la brillantezza tattica alla Freccia ha dimostrato che si è trattato di molto più di semplice fortuna.

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Con la vittoria di ieri, Cavalli è diventata la prima donna a vincere la Freccia dopo il dominio settennale di Anna van der Breggen, e ha rafforzato la sua posizione come una delle migliori cicliste del gruppo. Quinta alla Parigi-Roubaix pochi giorni fa, la versatilità della superstar italiana della FDJ è degna di nota, e la mette in buona posizione come concorrente di punta per il prossimo Tour de France Femmes.Naturalmente, le corse in bicicletta raramente si vincono in solitaria, e le compagne di squadra di Cavalli, soprattutto Brodie Chapman, hanno giocato un ruolo importante nella vittoria dell'italiana. Con cambi regolari in testa al gruppo, Chapman ha chiuso una pericolosa fuga di 15 atlete, dimezzando il gap da oltre un minuto e mezzo a soli 30 secondi – sacrificando così le sue possibilità di vittoria. Anche la seconda classificata, Annemiek van Vleuten ha lodato gli sforzi della squadra francese. "La loro squadra è stata perfetta: i leadout, le mosse, tutto", ha detto a fine gara.

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Se la vittoria di Cavalli dimostra una cosa, è che il ciclismo è uno sport che va ben oltre la forza fisica. Gli attacchi passionali, istintivi e selvaggi non sempre pagano, e il Mur de Huy è una salita che può essere presa con un approccio clinico. Come dimostra la maestria di Anna van der Breggen negli ultimi sette anni, per vincere nella Flèche Wallonne ci vogliono più che semplici gambe forti. La vincitrice ha bisogno di intelligenza, compostezza e autocontrollo, tutte doti che Marta Cavalli sembra avere in abbondanza.