Ciclosofia del freddo. La nuova avventura di Omar Di Felice

D’inverno cerchiamo spesso di sfuggire il freddo e le basse temperature con settimane di allenamento — o di vacanza — in climi meno austeri. Ma c’è anche chi non vede l’ora che arrivi l’inverno per godere della vera stagione della bicicletta.

Prendi Omar Di Felice, per esempio. Il 38enne romano non solo ha fatto della neve e del freddo gli ingredienti principali delle sue avventure estreme. Nel freddo e nella neve, Di Felice trova completezza e serenità.

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“Il freddo è l’elemento principe di quella che è la mia stagione preferita, l’inverno," racconta. "Quando ho iniziato con l’ultracycling, la mia ricerca era quella di andare oltre i confini non solo personali e fisici, ma anche e soprattutto i confini del ciclismo.”

E contrariamente ai professionisti che partono per le Baleari e le Canarie per settimane in mondi fatti di misuratori di potenza, cardio-frequenzimetri e chilocalorie, Di Felice preferisce andare a nord. Dove l’attrezzatura somiglia di più a quella di una spedizione himalayana che a una camp in bici da strada.

Di Felice in una delle sue passate avventure nel freddo e nella neve. Foto: @6stili

Quando ha iniziato ad avvicinarsi al mondo delle spedizioni estreme, Di Felice ha da subito pensato alle grande traversate invernali e alla neve e al freddo come gli elementi verso i quali tendere, e non contro i quali lottare e dai quali sfuggire. 

“La neve è quell’elemento che colora di magia le mie avventure,” racconta. “Andare nel nord del mondo e pedalare nel ghiaccio e nel freddo, a livello di emozioni e sensazioni viene mitigato dalla bellezza dei paesaggi che attraverso. La neve è qualcosa di imprescindibile quando mi trovo a dover affrontare un’avventura invernale.”

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La nuova avventura

I confini artici attraverso i quali Di Felice pedalerà a partire dal 2 febbraio.

Dopo avere attraversato il Deserto del Gobi in Mongolia nel 2020 (prima invernale) e aver raggiunto il campo base dell’Everest sempre in inverno nel 2021, il prossimo 2 febbraio Di Felice partirà — come sempre in solitaria — per un giro del mondo delle zone artiche attraverso le tre linee di demarcazione dei confini artici: il Circolo Polare Artico, la linea delle isoterme, e la linea artica degli alberi. 

In totale lo attendono 4,000 chilometri su piste ghiacciate attraverso Kamchatka, Lapponia (Russia, Finlandia, Svezia e Norvegia), Isole Svalbard, Islanda, Groenlandia, Canada e Alaska. Data la complessità ed eterogeneità della spedizione, Di Felce userà due biciclette differenti: una gravel chiodata per la prima e ultima parte di spedizione, e una fat bike per quella centrale nelle zone più remote delle Svalbard e della Groenlandia (dove dovrà dormire in tenda con temperature al di sotto dei -30°C). 

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Nelle zone più impervie — dove avrà bisogno di più attrezzatura e cibo e dove non ci saranno villaggi locali su cui fare affidamento — Di Felice avrà anche una slitta agganciata al sellino della bici dove caricare la maggior parte dell’attrezzatura e dei viveri.

Le paure e le sfide più grandi

Di Felice in una delle sue uscite "più calde". Foto: @6stili

La natura completamente solitaria della spedizione — e le conseguenze sulla logistica — sono tra la sfide che danno più pensieri a Di Felice.

“Mi troverò sempre da solo a dover gestire tutto, quindi c’è un po’ di tensione perché basta veramente che slitti qualcosa, non arrivi la bicicletta in tempo, o un giorno trovo una tormenta e devo rimanere in tenda e quindi devo posticipare tutto, e il piano, a caduta, va a cambiare tutto il resto,” racconta.

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Le paura non sono solo logistiche perché nelle zone a nord più selvagge, Di Felice dovrà anche dividere lo spazio vitale con uno dei predatori più temuti: l’orso bianco.

“La presenza dell’orso polare mi fa venire un po’ d’ansia perché non ci sono abituato,” racconta. “Da buon ciclista, in bicicletta sono abituato a scappare dai cani, gli orsi non li ho mai affrontati, men che meno quelli polari – notoriamente uno degli animali più aggressivi in natura.”

Di Felice nel suo elemento preferito. Neve e freddo. Foto: @6stili

Ma proprio nelle zone più pericolose ci saranno anche delle misure di sicurezza imposte dalle autorità locali che cercheranno di ridurre la possibilità di incontro diretto con gli orsi polari. “Soprattutto in Norvegia,” aggiunge, “ci sarà un guida a verificare che in ogni luogo in cui dormirò la zona sia pulita, che non ci siano orsi e che la notte possa passare in maniera tranquilla, tra virgolette.”

L’origine del progetto

L’attraversamento del'Artico è nata sia come continuazione delle grandi spedizioni nel nord del mondo — che sono la grande passione di Di Felice — ma anche come opportunità per raccontare gli effetti della crisi climatica su queste zone e sulle popolazioni che le abitano. E, ancora una volta, la presenza del orsi in alcune zone non è casuale.

“Gli orsi stanno iniziando ad andare a predare l’uomo proprio perché stanno abbassando la propria latitudine di vita e hanno sempre meno possibilità di trovare da mangiare in alto,” racconta Di Felice. “Quindi scendono e vanno a cercare l’uomo nei villaggi. Molto spesso pensiamo che quello che succede lassù a noi non ci riguardi, ma in realtà quello che succede all’Artico non resta all’Artico. I cambiamenti climatici che stanno impattando l’Artico hanno e avranno ripercussioni sempre peggiori anche da noi.”

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Buoni motivi per guardare avanti

Di Felice al campo base dell'Everest. Foto: Omar Di Felice

Ma nonostante le incognite e insidie che lo attendono nei prossimi — e in parte proprio per il loro carattere misterioso e avventuroso — Di Felice ha anche molte ragioni per essere positivo e non vedere l’ora di partire.

“[La grande emozione è] l’idea di attraversare il mondo lassù, in alto, attorno al Polo Nord, disegnando questi cerchietti che si coloreranno sotto le mie ruote lungo il Circolo Polare Artico,” confessa Di Felice. “Mi fa ripensare a tutte le volte quando, da bambino, vedevo i documentari dei grandi esploratorie dei grandi alpinisti, di Ambrogio Fogar, che partiva con la sua slittina attaccata a un paio di sci. Farlo in bicicletta e un po’ il mix di tutte le mie passioni: da una parte l’inverno, l’avventura e l’esplorazione; e dall’altra il ciclismo che è la più grande passione della mia vita.”

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La nuova spedizione di Di Felice (che durerà all’incirca fino a fine marzo) rientra nel più progetto di sensibilità alla crisi climatica “Bike to 1.5°C” e che Di Felice ha lanciato in occasione della COP26, la conferenza sul clima di Glasgow, dove aveva partecipato a fine ottobre scorso (e dove era arrivato in bicicletta partendo da Milano).

Durante la spedizione Di Felice organizzerà live streaming con scienziati, climatologi, geografi, politologi per raccontare i cambiamenti climatici nel dettaglio e l’avventura avrà il supporto dell’Italian Climate Network.

Potrete seguire gli spostamenti di Di Felice live a questo link di Endu, oppure settimanalmente sui canali di Lonely Planet Italia, e sui social e sito di Omar Di Felice.