8 x DIEGO ULISSI

Nel 2015 la sera che sono arrivato al Giro d’Italia che stava per cominciare per fare il mio lavoro da giornalista, a Sanremo, ero particolarmente su di giri. Mi chiedevo da tanti giorni, anche un po’ preoccupato, come sarebbe stato scrivere ogni giorno una storiella come i grandi maestri della narrazione sportiva: Mura, Brera, Ormezzano, Clerici, Turrini, solo per citarne alcuni. Non è per niente facile e alla semplice idea del confronto, ero terrorizzato. Mi chiedevo quali ciclisti avrei incontrato e visto, e magari conosciuto di persona.

Appena arrivato all'albergo ero entrato dentro e alcuni corridori della Lampre stavano lì semi sdraiati sui divanetti nella hall, alcuni a smanettare sui telefonini, altri a fare niente, di lì a poco ci sarebbe stata la conferenza stampa. Li avevo salutati e loro educatamente avevano salutato me come salutavano tutti quelli che passavano, del resto. Lì per lì ne avevo riconosciuto soltanto qualcuno. Erano in tuta da riposo, un po’ svaccati e poi non potevo mica stare lì a fissarli per delle ore per capire chi fossero.

Dopo la conferenza stampa c'era stata la cena e a tavola con alcuni meccanici e giornalisti ed ex-direttori sportivi, avevamo parlato della cronometro che ci sarebbe stata il giorno dopo, quelli della Lampre nel frattempo erano nella sala ristorante accanto alla nostra. Li osservavo attraverso il vetro e studiavo cosa facevano, come mangiavano, cosa dicevano; guardavano se ridevano e scherzavano, se parevano tesi o rilassati. Sembravano allegri. Erano super-tranquilli. Easy. 

Noi, io e gli altri del Servizio Corse Vittoria con cui viaggiavo avevamo pianificato la partenza e ci eravamo organizzati per il giorno dopo. Dopo cena avevamo parlato per un po’ ancora stando seduti ai tavoli e poi avevamo lasciato la sala ristorante e ciascuno era andato per conto suo a fare le sue cose. Dopo cena al seguito delle corse c’è quel momento individuale delle telefonate e del relax o delle chiacchiere.

Ero uscito fuori dall’ hotel per fare una chiamata e lì, tra il giardinetto e il vialetto d'ingresso dell’albergo, c'era Diego Ulissi che chiacchierava con un compagno. Stavano in piedi, in tuta e ciabatte e parlavano tranquillamente, come due che sono lì per fumarsi una sigaretta tranquilli, però loro non fumavano. Toh, Diego Ulissi, avevo pensato. Avevo salutato e entrambi avevano salutato me, con un sorriso e un cenno della testa. In quel Giro che stava per cominciare Ulissi era il primo ciclista conosciuto e riconoscibile che incrociavo. Era una sensazione strana perché era come se io avessi saputo tutto della vita di Diego Ulissi, perché sui giornali in quel periodo si parlava di lui quasi ogni giorno.

In realtà non sapevo proprio niente. Niente di lui, delle sue paure, delle difficoltà che aveva dovuto superare, delle preoccupazioni, delle aspirazioni o degli obiettivi. L’anno precedente con una squalifica, era stato un anno difficile per lui. Avevo dovuto sforzarmi di mettere da parte quella sensazione assurda di essere amico di Diego Ulissi soltanto per il fatto di averlo riconosciuto, di avere letto molto di lui e di averlo avuto lì a fianco oltre che incrociato varie volte nei corridoi dell’albergo. Nei giorni seguenti a quel primo incontro lo avevo incontrato tantissime altre volte ancora, mi sembrava di incontrarlo continuamente nei vari hotel dove soggiornavamo e al ristorante, nella hall, in ascensore. Io e gli altri che erano del mio team della carovana del Giro finivamo per andare a dormire sempre negli hotel dove soggiornava anche la Lampre, quindi gli incroci con Diego Ulissi e tutti gli altri della squadra erano molto frequenti. 


Ogni volta in cui incrociavo Diego Ulissi pensavo: ' ah, ecco Diego’ e lui forse pensava ‘ ah, ecco il tipo che ogni sera verso le nove fa una telefonata alla moglie camminando avanti e indietro fuori dalla porta dell’albergo' - o più facilmente, nemmeno quello. Chissà quante migliaia di persone incontra ogni anno un corridore, mica può tenerle a mente tutte.

Oggi comunque, cinque anni dopo quel Giro, Diego Ulissi ha vinto un’ altra tappa, in totale in tutta la sua carriera al Giro d’Italia ne ha vinte 8. È ormai un classico, per lui, ieri lo avevo pronosticato. La sua vittoria al Giro è diventata un classico anche per me che lo seguo con affetto. Io e Diego Ulissi non ci conosciamo, non siamo amici e a parte qualche saluto con il mento che ci facciamo quando ci incrociamo - di solito mentre uno dei due è al telefono - altro non facciamo. Non ci siamo mai parlati per più di quaranta secondi di fila, nemmeno una volta.

Però io, tutte le volte che Diego Ulissi vince una corsa, sono contento come se la avesse vinta un mio amico.

Quindi per Diego Ulissi, hip-hip-hurrá.