FARE COSE DIFFICILI

Progetto in collaborazione con Shimano.

Un estratto dell’intervista di Edward Pickering a Mark Beaumont che potete leggere in versione integrale nel numero 11 di Rouleur Italia.

Foto di Maciek Tomiczek e Dan King

Il nostro incontro con Mark Beaumont, il detentore del record mondiale di circumnavigazione del globo terrestre in bicicletta, avviene tra la fine di una competizione e l'inizio di un’altra. Il fine settimana appena passato ha vinto una gara gravel di 500 chilometri in Canada. Questo fine settimana invece, sull'Isola di Coll, al largo della costa occidentale della Scozia, parteciperà a una mezza maratona podistica. Il mezzo di trasporto che Mark ha scelto per arrivare sull’isola è una barca a vela, il che è perfetto per un numero come questo dedicato alla sostenibilità. 

E insomma, vai a fare la tua la gara spostandoti in barca a vela?

È un modo molto più piacevole di viaggiare, rispetto a treno e traghetto. I miei amici ciclisti mi criticano spesso perché faccio delle corse a piedi ma ho sempre pensato che come atleta d'avventura e di ultra endurance, devo saper fare un po’ di tutto. Se ho una qualità, quella è che mi arrangio abbastanza in ogni sport. Credo che questo derivi dal fatto che fare molte cose diverse ti mette ogni volta in condizione di sentirti principiante e di imparare ogni volta qualcosa di nuovo. Anche psicologicamente, è interessante. Il fatto di aver praticato tantissimi sport fin da piccolo, fa di me un ciclista migliore. In inverno corro molto di più che pedalare, non si tratta di fare ripetute o di correre forte. Si tratta solo di stare in giro tutto il giorno e sporcarsi di fango.

Nell'introduzione del tuo libro “Il giro del mondo in 80 giorni” sottolinei esplicitamente che non si tratta di un diario di viaggio. E qui hai fatto una gara in cui comunque ti sei goduto il lato del viaggio.

Sono sempre stato affascinato dai luoghi in cui la bicicletta ti può portare. Il Giro del Mondo in 80 giorni, in particolare, era un modo per mettermi alla prova e vedere di cosa sono capace. Spesso le persone mi criticano dicendo: ‘Non pensi di perdere il senso di questi viaggi così belli, andando così dannatamente veloce?’. No, non penso. Ho avuto l'opportunità di fare spedizioni e di andare in bicicletta in più di 130 Paesi del mondo e questo mi ha dato grande consapevolezza e tranquillità con le persone.

Ogni gara o documentario che giro, ogni progetto a cui lavoro ha il suo ritmo e il suo scopo. E con gli 80 giorni ero molto consapevole che non si trattava di conoscere persone. Non avrei avuto tempo, perché dovevo percorrere quasi 400 kilometri al giorno per due mesi e mezzo. Era un sacrificio che ero disposto a sopportare, perché come atleta era davvero la mia occasion per chiedermi: "Qual è il mio limite? Quanto velocemente si può fare il giro del mondo in bici, se si gode di un supporto totale? Era davvero la mia opportunità di rispondermi con dei numeri. Sapevo a cosa stavo rinunciando e andava bene così. Però devo ammettere che non è la cosa in bicicletta più divertente che io abbia mai fatto. 

Il mio viaggio perfetto è probabilmente quello in cui ho battuto il record da Il Cairo a Città del Capo, attraversando l'Africa. C'era un buon equilibrio tra il tentativo di battere un record e l'affidarsi all'amicizia di sconosciuti e all'interazione con il mondo circostante. Non ero supportato e avevo sempre bisogno di sapere dove mi trovavo e cosa succedeva intorno a me. E l'incredibile cambiamento del paesaggio attraverso i deserti, gli altopiani e la foresta pluviale, è stato semplicemente straordinario.

Qual è il processo di elaborazione di un'idea per un viaggio d'avventura? E cosa succede tra l'idea e la partenza

Molti dei progetti che ho ideato sono idee mie, poi devo trovare sponsor, media partner e poi ovviamente allenarmi. Quando le persone si rivolgono a me sui social media o per e-mail e mi dicono: ‘Ho un sogno’, e io dico loro due cose. La prima, è: buttati, non dirò mai a qualcuno di non inseguire un proprio sogno. Però dico anche: fai un progetto. Se vuoi essere un ciclista che affronta avventure davvero difficili, allora devi lavorare a un set di abilità che vada oltre la capacità di pedalare più forte di altri.

Forse il fatto è che la realtà è poco glamour. Probabilmente serve più tempo a pianificare e progettare che a fare il viaggio stesso, no?

Il Giro del Mondo in 80 giorni è stato pianificato per due anni e mezzo, ed è durato “solo” due mesi e mezzo di viaggio. Per essere in grado di fare queste cose, bisogna mantenere se stessi a lungo senza entrate, e la gente non vede queste difficoltà. È piuttosto spaventoso mettersi in questa condizione. L'alpinismo, le traversate oceaniche, l'Artico... presentano rischi fisici. Pedalare comporta un rischio fisico minore, ma come tutti i grandi progetti comporta un enorme rischio finanziario. Mi piace quello che faccio, non mi lamento, ma credo che il modo in cui la gente percepisce la mia attività sia probabilmente un po' diverso dalla realtà.

La pianificazione riduce il rischio?

Assolutamente sì. Sono sempre stato ossessionato dalla pianificazione: si scrive un canovaccio e poi si improvvisa. A volte le cose vanno bene, altre volte le cose vanno male e bisogna arrangiarsi. Quando si parte e si ha la consapevolezza di aver lavorato tanto, ci si sente forti. Non riuscirei a improvvisare senza avere prima immaginato uno scenario ideale. 

Hai una metodologia particolare di pianificazione? Esiste una sorta di schema da seguire?

Una delle cose più utili nel periodo in cui pianifico grandi progetti è sapere in cosa non sei bravo. Per questo mi sono circondato di persone molto brave nei settori in cui io non lo sono, con cui lavoro in modo costante per molti progetti. Cerco sempre di costruire un team a cui delegare i vari compiti, tenendomene solo uno, perché se si cerca di gestire l'intero progetto dalla sella della bici, si fallisce. Tutti quello di cui ti parlo, ho capito che vale per le spedizioni e i record in bici ma anche in generale. Penso spesso che ci sono ciclisti più bravi di me. Io sono solo la persona che ha il coraggio di provarci. Ci sono molti ciclisti migliori di me che potrebbero battere questi record, ma non si occupano del progetto nel suo insieme, per cui non riescono a farlo accadere. 

Tu sei ovviamente molto motivato. È una capacità che hai costruito o sei nato così?

Io forse lo do per scontato: sono sempre motivato. Sono sempre in azione per realizzare un obiettivo, ma credo che tutti lo siano. Siamo tutti motivati per qualcosa. Poi si tratta di quanto siamo motivati. Siamo tutti creature abitudinarie e io ho sviluppato la capacità di credere possibile cose che molti pensano impossibili. Non devi necessariamente essere bravo in qualcosa, serve avere il coraggio delle tue convinzioni. Se riesci a realizzarle, una dopo l’altra, acquisti consapevolezza e motivazione. Per questo bisogna procedere con gradualità, spingendosi oltre il limite ma anche con buon senso, secondo una progressione logica. Io quando ho un'idea tendo a volerla realizzare, e non mi faccio influenzare dal fatto che gli altri pensino che sia una buona idea, oppure che non lo sia. Tutta la mia vita, in fin dei conti è stata definita da questo: andare oltre i miei dubbi. Se voglio spingere e andare alla grande su qualche discesa pericolosa, devo pensare alle conseguenze. Posso spingermi al mio limite, ma alla fine devo badare a me stesso e tenere l’obiettivo finale, cioè il traguardo, al centro delle decisioni. E poi c'è il divertimento. Non puoi soffrire molto a lungo, se almeno un po’ non ti diverti. Tutti noi andiamo in bicicletta perché abbiamo la passione di farlo. A volte mentre andiamo, mentre lo facciamo, non è divertente ma non divertirsi mentre lo si fa non è un buon motivo per non finire una corsa. Quando si affrontano queste grandi corse, bisogna essere consapevoli che il divertimento e la soddisfazione, a volte, arrivano dopo. Durante il viaggio quel che serve è godere della sensazione di andare.Il libro di Mark Beaumont si intitola “Around the World in 80 days”