In Germania da Ovest a Est

Liam Yates è un maestro del bikepacking. Insieme a cinque amici ha pedalato per 700 chilometri attraversando la Germania stringendo amicizie, immergendosi nella storia e – forse - avvistando André Greipel.

Articolo realizzato in collaborazione con Canyon

testo di Rachel Jary

fotografie di Tom Hardie

Sul Rennsteig Trail esiste un'antica tradizione escursionistica secondo la quale i viaggiatori dovrebbero raccogliere un sasso dal fiume Werra a Hörschel, all'inizio del percorso di 169 chilometri e tenerlo in tasca fino all'arrivo a Blankenstein, dove questo sasso dovrebbe essere gettato nel fiume Selbitz. Solo quando questo rituale è stato compiuto, il viaggio può essere considerato completo. Per Liam Yates e i suoi cinque compagni di viaggio che hanno intrapreso un giro di 700 km in bikepacking attraverso la Germania, incluso l’intero Rennsteig Trail, la ricompensa alla fine del loro viaggio è stata un po' meno romantica e tradizionale. "Ci siamo accontentati di qualche birra sul treno", spiega Liam.

Liam e gli amici con cui ha vissuto l'avventura Germania Ovest-Est sono un gruppo composto per lo più da ciclisti di una nuova era digitale, professionisti per cui creare contenuti e ispirare gli altri documentando le proprie avventure è diventato un modo per vivere la passione per la bicicletta come un lavoro. È uno stile di vita privo della consueta routine dell’ufficio e questo significa che se salta fuori un'idea dell’ultimo minuto per un’avventura interessante, possono cogliere al volo l'opportunità di affrontarla e partire. Liam Yates è il figlio dell’ex-professionista Sean, già maglia gialla e vincitore di una tappa del Tour de France. Non si potrebbe immaginare una possibilità migliore per descrivere il cambiamento in atto nel ciclismo professionistico dei giorni nostri rispetto agli anni in cui l’agonismo e le vittorie erano l’unico modo di meritarsi uno stipendio.

Gravel pigliatutto

Siamo partiti da Aquisgrana, città al confine occidentale della Germania e, carichi di borse da bikepacking, abbiamo costeggiato il fiume Reno, percorrendo 161 km nella prima giornata in sella. Anche il secondo giorno, mentre ci avvicinavamo all'inizio del percorso del Rennsteig è stato piuttosto tranquillo, principalmente su strade asfaltate. "Non ci sono stati troppi problemi o intoppi", ha raccontato Tom Hardie parlando dei primi due giorni di viaggio. 

Liam Yates stesso ha disegnato la traccia, prevista in parte su asfalto e in parte su sterrato. Tutti hanno optato comunque per una bicicletta gravel, non solo per l'imprevedibilità del terreno su cui si sarebbe pedalato, ma anche per la natura del viaggio nel suo insieme. "Penso che pedalare su una bici gravel metta le persone in una condizione mentale diversa, rispetto al pedalare su una bici da corsa", spega Liam. "Mi sembra che con la gravel ci si rilassi un po' tutti, dando più attenzione al divertimento e alla compagnia che non ai watt da produrre o alla velocità media da tenere ". "Anche se t’imbatti in un sentiero sterrato e fangoso di 10 chilometri, puoi percorrerlo senza che questo ti rovini la giornata. O se devi fare una deviazione a causa di una strada chiusa, puoi permetterti di farlo. Quando viaggi in bici, poter pedalare su qualsiasi tipo di superficie è sempre un vantaggio".

"Con la gravel abbiamo potuto fare tutto quello che si fa comunemente con una bici da strada, ma anche vedere un sacco di posti che altrimenti non avremmo visto. Ad esempio siamo finiti su delle piste da sci e su quel tipo di strade bellissime dove però non ti azzardi ad andare con una bici da corsa", spiega Tom Hardie. "Con la gravel puoi scegliere qualsiasi scorciatoia tu voglia fare. Ci sono così tante situazioni in cui basta attraversare un breve tratto sterrato per immergersi in un paesaggio totalmente diverso".

Sotto la pioggia

La seconda notte ha dato a molti dei partecipanti al viaggio un primo assaggio del bikepacking duro e puro. La colazione in panetteria prima di mettersi in sella è stato il momento più entusiasmante della intera giornata. "Ha iniziato a piovere a dirotto appena dopo colazione", racconta Hardie. "Pensavo: ‘Ok, appena smette, potremo fermarci, asciugarci e stasera dormire all'aperto’. Il problema è che non ha mai smesso di piovere’"."Eravamo bagnati fradici e non c’era ragione di aspettarci a vicenda sotto l’acqua, quindi quel giorno ognuno pedalava da solo immerso nei propri pensieri", scherza Yates. Sotto nuvole grigie e una pioggia incessante, il gruppo si è spinto fino all'inizio del Reinstein, con l’idea di passare la notte prima di riprendere il percorso il giorno seguente. "Il sole stava per tramontare ed eravamo bagnati fradici, quindi non ci andava troppo di dormire all'aperto. Eravamo però anche un po’ titubanti all’idea di non dormire in tenda. La soluzione drastica è arrivata da Lawrence che dalle retrovie è sbucato e ha detto: ‘Ragazzi, io ho prenotato una stanza in un B&B’”. Da intervistatrice provo a chiedere se rinunciare al camping in favore di una soluzione al chiuso è una sorta di scorciatoia, per un viaggio in bikepacking. La risposta unanime è che il backpacking è un viaggio, non una competizione con delle regole da rispettare. “Lo scopo dell’avventura non era spingere il corpo al suo limite o coprire il percorso nel minor tempo possibile. Si trattava di pedalare insieme e godersi l’avventura", spiega Yates. "Il motivo per cui avevamo scelto di dormire in tenda era quello di essere più liberi, in modo da non dover avere orari e programmi da rispettare".

Rennsteig Express

Il giorno di quella difficile battaglia sotto la pioggia mi viene descritto come il più bello dell’intero viaggio. Il terzo giorno, salendo dalla città di Hörschel per iniziare il percorso del Rennsteig, da percorrere ci sono 175 chilometri di sentieri sterrati e senza traffico. Alberi verdi e rigogliosi, strade bianche e cieli azzurri hanno fatto da sfondo a due giorni straordinari. 

Il percorso del Rennsteig è ricco di storia e attraversando in bici la Foresta della Turingia chiunque ne può godere. Lungo il tragitto si possono ammirare alcune delle 1.300 storiche pietre di confine tra Germania Est e Ovest. Nell'ultimo tratto del percorso invece, si pedala sulle tracce in cemento dove i carri armati pattugliavano il confine orientale, un ricordo del passato e della Guerra Fredda. "Si ha davvero la percezione della storia del luogo in cui ci si trova", racconta Liam Yates. Non è filato tutto liscio come l'olio lungo il percorso, ovviamente, e ci sono stati momenti piuttosto impegnativi. Uno tra questi una discesa al 35% di pendenza su lastre di cemento che è stato un momento particolarmente difficile.  "Era pazzesco. Esiste un video con il quale verrò deriso per il resto della mia vita, dove cammino con la mia bicicletta giù per la collina perché avevo troppa paura di scendere restando in sella", dice Nicholas Roché.  L'ultimo giorno dell'avventura ha visto il gruppo lasciare il Rennsteig per terminare a Cheb, una città della Repubblica Ceca al confine con la Germania. È lì che il gruppo si è dissolto, con alcuni diretti a una festa della birra in un'altra parte della Germania, altri che avrebbero continuato il viaggio in bikepacking e altri ancora che sarebbero tornati a casa. 

È nella natura rilassata e allegra delle conversazioni tra i partecipanti che sto intervistando che traspare lo spirito del viaggio da Ovest a Est della Germania. Non si trattava di completare la distanza il più velocemente possibile o di stabilire chi fosse il ciclista più forte. Niente maglie di leader, quo. L'obiettivo era invece quello di divertirsi ed esplorare nuovi luoghi su due ruote. "Nessuno l’ha ancora detto, ma abbiamo anche visto un certo André Greipel in cima a una collina, il che è stato semplicemente pazzesco. Nel bel mezzo del nulla, in Germania, in un minuscolo villaggio che sta proprio in cima a questa collina, c’era Greipel", racconta Roché. "Io non l'ho visto, quindi continuo a non credervi", afferma divertito Lawrence Carpenter. Che il famoso velocista fosse lui in persona, un'allucinazione o un sosia, al gruppo sembra non importare molto. "Il fatto è che l'intero viaggio è stato più incentrato sul conoscere le persone che sui luoghi", spiega Carpenter. "Quando incontri qualcuno per la prima volta e fai un viaggio come questo, una settimana in questo tipo di ambiente equivale a qualche anno nella vita normale. È qualcosa di unico”.

"Viaggiare in bici significa semplificare. Non c'è niente da fare e niente a cui pensare se non andare avanti. Se un piccolo puntino che si muove su una mappa. Non c'è nient’altro al mondo”. Il bello del bikepacking, è proprio questo.

Canyon Grizl CF SLX 8 Di2

Liam Yates ha affrontato la sua stravagante avventura di 700 chilometri tra i confini delle due Germanie in sella alla Grizl di Canyon, la gravel bike del colosso tedesco. Si tratta di una bici straordinaria, con una geometria che è derivata dai gioielli da corsa di Canyon, adattata alla necessità di diventare polivalente e maneggevole su terreno accidentato. Il reggisella integrato offre un comfort eccezionale in sella mentre l'interasse allungato, il manubrio largo, il fodero abbassato e l'attacco manubrio più corto garantiscono stabilità e reattività. "La bici si gestisce davvero bene, anche con tutto il bagaglio che portavo", dice Yates.

La versatilità della bicicletta la rende la scelta perfetta per tutte le avventure su terreno vario: veloce sull'asfalto, a suo agio sulla ghiaia, se necessario sa spingersi anche su superfici impegnative e singletrack. Ciò è dovuto in gran parte all'ampia gamma di larghezze e battistrada che la bicicletta può montare. "Ho usato gli pneumatici MTB Hutchinson, che sono divertentissimi da guidare e mi permettono di andare praticamente dappertutto", spiega Yates. Anche gli accessori e le borse hanno dato ottimi risultati. Erano di Apidura lo zaino sul manubrio, la borsa nel triangolo principale del telaio e una grande borsa retrosella. In questo caso non è stato necessario utilizzarli ma esistono anche dei punti di fissaggio supplementare sulle forcelle. Liam Yates sostiene che non avrebbe potuto chiedere di più a una bicicletta da viaggio e d’avventura. Il design essenziale del cockpit della Grizl facilita le riparazioni volanti, mentre la sua robustezza non comporta sacrifici in termini di peso o aerodinamica. 

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