AL CENTRO DELLE DOLOMITI,
AL CENTRO DI TE

In collaborazione con Rolling Dreamers

Testo di Emilio Previtali
Fotografie di Jason Fuller

La bellezza dei panorami intorno a noi, la gioia della fatica e la sfida sportiva non sono gli unici motivi per cui amiamo pedalare. Le Dolomiti, il silenzio dei boschi e un gruppo di amici intorno sono tutto ciò che serve per arrivare al nucleo della nostra passione.

 

La prima volta in vita mia in cui mi sono imbattuto in un diagramma di Venn era molti anni fa e non avevo esattamente idea di che cosa si trattasse, come funzionasse e nemmeno che si chiamasse così. Dei cerchi affiancati e parzialmente sovrapposti tra loro mostravano alcune zone condivise e in particolare, in un’area centrale, tutti i cerchi risultavano convergere in una sorta di sweet-spot. Era esattamente lì, nell’area di massima sovrapposizione, che concentrava il senso della analisi. Se nel diagramma ogni cerchio rappresenta un insieme di valori, le aree di sovrapposizione mostrano in che modo i vari insiemi si relazionano tra loro in un determinato sistema. Una volta capito come si legge, il diagramma di Venn è un modo curioso e divertente di mettere a fuoco tutte le possibili relazioni logiche insiemi differenti.

Poco tempo fa mi è capitato tra le mani un diagramma di Venn a quattro cerchi in cui venivano messe in relazione tra loro queste quattro frasi: "ciò che amate”, “ciò che fate bene”, “ciò di cui ha bisogno il mondo”, “ciò per cui potete essere pagati”. Stavo leggendo la recensione di un libro di due autori spagnoli intitolato “Il metodo ikigai. I segreti della filosofia giapponese per una vita lunga e felice”, un libro che è stato tradotto in 63 lingue diverse. Sembrava un diagramma interessante, e poi tutti aspirano a una vita lunga e felice, me compreso. Al centro di questi quattro cerchi, proprio nello sweet-spot in cui le differenti porzioni si sovrapponevano, c’era scritta la parola giapponese: ikigai. Mi sono molto incuriosito. 

Per quanto poi io abbia scoperto che alcuni madrelingua giapponesi sono piuttosto scettici circa l’utilizzo esatto della parola, a quanto pare usata raramente in Giappone, ikigai significa qualcosa tipo "coltivare i piccoli piaceri come risultato di una serie di scelte consapevoli”. Andando un po’ a fondo con il concetto, mi è stato spiegato questo: se decidi di costruire la tua professione come punto di sintesi di passione, competenza professionale, missione e vocazione, quello che ne risulta, nella lingua giapponese, si chiama ikigai. Più pragmaticamente, se decidi di mollare il lavoro con un paio di giorni di anticipo rispetto al weekend per andare a farti un giro in bicicletta nelle Dolomiti, anche quello è ikigai. 

Da quando ho spento il computer e ho lasciato casa mia nel cuore della rovente Pianura Padana a adesso, che mi trovo nel cuore nelle Dolomiti, in Valle di Fiemme, non sono passate nemmeno tre ore. Ho risalito la valle dell’Adige viaggiando tranquillamente in automobile e ora sono qui, a Ziano, a quasi 1000 metri di quota. Fa decisamente caldo rispetto alla norma, ma niente a che vedere con la canicola estiva della pianura. Questa estate, è caldissima. Attorno a me foreste, prati verdi, pareti dolomitiche di calcare grigio e il torrente Avisio, che scorre lento e nel quale alcuni di pescatori fanno danzare pigramente le lenze nell'aria, pescando a mosca. Tutto sembra andare a un altro ritmo qui, perfino il traffico sulla statale oggi scorre a velocità moderata. La città, è lontana e le Dolomiti si preparano al pienone dei mesi estivi.

L’appuntamento è per l’aperitivo della sera al Birrificio di Fiemme, dove comincerà formalmente questa cinque giorni ciclistica con i ragazzi di Rolling Dreamers. L’obiettivo è pedalare con la bici gravel a caccia di sterrati alternativi alle classiche strade asfaltate dei passi dolomitici. Tutti conoscono la bellezza incomparabile del ciclismo su strada nelle Dolomiti, una vera e propria tappa obbligata nella carriera di ogni appassionato di ciclismo. In pochi ancora però conoscono le infinite possibilità che queste valli e le montagne, con strade forestali, sentieri e una rete invidiabile di ciclabili di fondovalle, offrono agli appassionati del ciclismo fuoristrada. Lasciare le strade asfaltate e pedalare nella natura, lontani dal traffico e dalla massa, qui è possibile. Da parte mia non vedo l’ora di cominciare a pedalare, domani. Quando arrivo al birrificio incontro i miei compagni di avventura, sono sette: Anna, Sofia, Alessandro, Jason, Vittorio, Maurizio e Matteo. Questi due ultimi saranno le nostre due guide e sono gli organizzatori di queste giornate. Il nostro sarà un giro-test di rifinitura e verifica di tracce e tempistiche, in previsione di proporre questi bike trip il prossimo anno ad altri appassionati. Rolling Dreamers - se non l’ho già detto - è una società italiana che propone e organizza bike-tour su strada e fuoristrada. Al birrificio non faccio in tempo ad arrivare e a sedermi al tavolo, al fresco, che l’aperitivo è già partito con musica, birre e un paio di taglieri di affettati e formaggio grandi come delle ruote di bicicletta

Uno degli aspetti più interessanti delle avventure ciclistiche con i ragazzi di Rolling Dreamers, con cui ho già pedalato altre volte, è il certosino lavoro di organizzazione che ogni dettaglio della esperienza, dalla scelta degli hotel o dei posti-tappa alla selezione delle tracce, dalla pianificazione delle tempistiche alla gestione della logistica, mette in mostra. Matteo e Maurizio – quest’ultimo vivendo in Val di Fiemme recita in questo caso il ruolo di local guide – stanno pianificando questo bike-trip ormai da mesi. Quando io e i miei compagni di avventura ci ritroviamo in sella per il primo giorno di pedalate, con le tracce pre-caricate sui nostri strumenti, mi rendo conto che da quando ho lasciato casa mia ieri, non ho fatto altro che rilassarmi e non preoccuparmi di niente. È già tutto organizzato, io devo soltanto pensare a pedalare. È mattino e nel cielo della Valle di Fiemme non c’è una nuvola. Siamo a metà settimana e oggi avrei dovuto lavorare davanti a un computer. È il mio ikigai, che mi ha portato qui e per i miei compagni di gita, che ridono e scherzano dall’ora di colazione, deve essere successa la stessa cosa. Tutti noi siamo sfuggiti agli ultimi giorni di lavoro prima delle ferie di agosto, un classico italiano. Non vediamo l’ora di partire.

La mattinata, dopo avere percorso un tratto di ciclabile del fondovalle fino a raggiungere le Cascate di Cavalese, procede percorrendo in lungo e in largo un ampio reticolo di sterrate che conducono fino El Pezo del Gazolin, un abete rosso monumentale che si calcola sia nato tra il 1780 e il 1798. Ha un tronco della circonferenza di quasi cinque metri. Sostanzialmente all’epoca della Rivoluzione Francese e della Campagna d’Italia di Napoleone Bonaparte, quest’albero era già qui. Viene voglia di abbracciarlo forte questo gigante e infatti non riusciamo a non trattenerci dal farlo. 

Nel pomeriggio ci spostiamo al Passo Lavazè, percorrendo una bella salita panoramica su asfalto non troppo trafficata, lunga una decina di chilometri che conduce fino a 1808 metri di quota. In inverno il Passo Lavazè con le sue piste battute e la sua fitta rete di strade forestali è un rinomato centro per lo sci di fondo e il turismo sportivo. In estate queste strade bianche sterrate sono perfette per pedalare liberi tra boschi e alpeggi. Spesso, con lo scenario incomparabile del Catinaccio e del Latemar a fare da sfondo ci capita di imbatterci in mandrie di mucche che dai prati accanto ci guardano sfrecciare. A volte in discesa, quando a causa della velocità non riusciamo con le ruote a evitare le loro torte lasciate a terra, con conseguenze che sono facili da immaginare per chi ha pedalato almeno una volta nella propria vita su una traccia sporca di letame e con una bicicletta priva di parafanghi, le mucche ci sentono urlare e ci osservano stranite. Pedaliamo senza nemmeno accorgercene fino al tramonto in salita, in discesa e per lunghi tratti in piano a mezzacosta, costeggiando le curve di livello. Rientriamo in hotel che e c’è tempo soltanto per la doccia, per la cena e per qualche chiacchiera all’aperto al fresco della notte.

La mattina del secondo giorno di questo bike trip scendo a fare colazione con un discreto anticipo su tutti gli altri, per poter lavorare un po’ al computer prima di mettermi in sella. Va bene l’ikigai ma il senso del dovere mi riporta all’ordine. Oggi sarà un’altra lunga giornata di ciclismo fuoristrada. Mentre sono lì osservo Matteo e Maurizio che sono già al lavoro, li guardo da lontano. Stanno organizzando il furgone di trasporto e il transfer dei nostri bagagli al prossimo hotel. Ci sono un sacco di cose che da organizzatori di questo bike trip devono fare, per rendere la nostra giornata il più fluida possibile. Non li vedo mai fermi un minuto. Passione, professionalità, missione e vocazione sono i quattro pilastri su cui si basa il loro lavoro. Penso che l’area di sovrapposizione delle quattro zone rappresenti il loro ikigai. Matteo in particolare, che conosco da alcuni anni ormai, ha messo in standby laurea in ingegneria e un dottorato per inseguire il suo sogno di fondare e far crescere la sua agenzia di turismo in bicicletta. Se c’è una qualità in lui che apprezzo veramente, è l’impegno con cui si dedica alla pianificazione di ogni dettaglio del percorso, delle attrezzature, delle tempistiche e della logistica per far si che ogni momento della giornata delle persone che accompagna si trasformi in un’esperienza davvero unica. Non avessi già messo a fuoco il mio ikigai, con il mio lavoro che mi piace e mi entusiasma, vorrei fare il lavoro di Matteo.

Il giro in programma nella giornata si rivelerà strepitoso, come quello di ieri e dei giorni successivi. Dopo avere risalito la Valle di Fiemme fino a Predazzo, ci infiliamo nella valle del Rio Travignolo su una lunga strada sterrata, all’inizio sentiero e mulattiera che poi si fa più ampia e che arriva ad attraversare la Foresta di Panaveggio, che è il luogo in cui Antonio Stradivari veniva a scegliere il legno di abete rosso per i suoi straordinari violini. Lo scenario dominante è quello dei boschi, la bellezza silenziosa della foresta annichilisce. La strada risale regolare fino al Passo Rolle, sempre sterrata tranne il tratto finale, e sempre nel bosco. Ciascuno di noi trova il proprio ritmo e sale immerso nei propri pensieri, lontano dalla distrazione delle auto e del rumore. Vivere le Dolomiti in questo modo, senza il sovraffollamento delle strade e dei mezzi a motore, è una vera riscoperta. La bicicletta gravel in Dolomiti apre un’infinita serie di possibilità per chi in sella a una bicicletta, oltre al pedalare veloce, ama esplorare.

Al Passo Rolle lo spettacolo delle Dolomiti, con le Pale di S.Martino a fare da sfondo, lascia senza fiato. Proseguiamo ancora fino alla Baita Segantini ed è lì che il nostro giro giunge al suo climax, alla ipotetica sovrapposizione di tutti i cerchi che compongono il sistema: natura, voglia di scoprire, voglia di mettermi alla prova, desiderio di incontrare altre persone, sono questi quattro elementi che si mescolano tra loro a costituire il nucleo per la mia passione per il ciclismo. Mentre pedalo sugli ultimi tornanti di sterrata che conducono alla Baita Segantini, con le Dolomiti che letteralmente ci circondano e con i miei compagni di avventura che pedalano in silenzio a pochi metri da me, non riesco a pensare a niente. La mia mente è vuota e quieta. Sono i miei polmoni che si riempiono e si svuotano nel silenzio, oltre al rumore delle ruote che rotolano sullo sfondo sterrato, l’unico suono che riesco a udire. I momenti a seguire, quelli dell’ultimo tratto in salita prima della baita e del pranzo insieme agli amici in un ambiente montano che non ha eguali, prima della discesa lungo la sterrata della Val Vengia del pomeriggio, sono un momento che rimarrà a lungo nella mia mente. Tutto quello che verrà nei due giorni seguenti, con altre gite, altre strade, altre fantastiche pareti dolomitiche da ammirare, altri momenti di divertimento in compagnia, saranno poi soltanto il ripetersi e il riverberare di quella sensazione unica che essere al centro dei propri interessi ti regala. Le giornate a seguire, tutte altrettanto entusiasmanti e ricche di avventure ciclistiche difficili da dimenticare, non saranno speciali soltanto grazie alle Dolomiti e alla efficienza organizzativa di Matteo e Maurizio. Il motivo credo sia questo: il mio ikigai si è finalmente riassunto in una consapevolezza che ora ho perfettamente messo a fuoco. Mi è chiaro ora che la ragione per cui amo il ciclismo, è che amo prima di tutto la natura e le persone con cui pedalo. I watt, il cardiofrequenzimetro e il powermeter qui, su questi sterrati e tra queste montagne, sono roba inutile. Questa è esattamente il tipo di avventura ciclistica che ciascuno di noi dovrebbe trovare il tempo e il coraggio di fare, almeno una volta ogni tanto. 

 

ROLLING DREAMERS
Sia che il vostro obiettivo sia partecipare a un bike-trip di più giorni in Toscana, percorrere la via Francigena fino a Roma, un bike-packing trip su misura fuori dai confini italiani, o una vacanza avventurosa sulle strade sterrate delle Dolomiti come quella che vi proponiamo in queste pagine, Rolling Dreamers è l’organizzazione che fa per voi. L’idea che guida la creazione dei loro bike-tour tiene sempre al centro le persone. Le giornate trascorse pedalando in gruppo sono esperienze uniche, ogni viaggio non è mai uguale al precedente o al successivo. Sia che voi siate particolarmente allenati, oppure che non lo siate, rivolgetevi tranquillamente a loro: sanno esattamente cosa vuol dire pedalare per conoscere, per conoscersi e per divertirsi. 

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3T RACEMAX

La Exploro Racemax è la bicicletta utilizzata per questo bike-trip sulle strade delle Dolomiti. Veloce, manovrabile e versatile è la bici perfetta per passare dalle strade forestali ai sentieri, senza rinunciare alle performance stradali sulle salite dei grandi passi alpini. Ottimizzata per l’uso con pneumatici da 35-42mm, l’ideale per gli sterrati scorrevoli della Valli di Fiemme e di Fassa, può all’occorrenza montare pneumatici larghi fino a 61mm. Una vera e propria macchina da viaggio, disponibile anche – con identico telaio – nella versione elettrica Boost. Allo sguardo le due versioni sono difficili da distinguere ma bisogna ammetterlo, qualcuno tra noi era elettrificato. E invece di tornare indietro dove la strada si faceva più ripida, si è divertito molto restando in compagnia.

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FIZIK

Ai piedi, per le lunghissime giornate in sella, le scarpe Ferox di Fizik che si sono dimostrate leggere, traspiranti e versatili, a loro agio quando di tratta di spingere sui pedali, così come nei tratti a piedi e nel portage. 

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3T EXPLORO ULTRA

La Exploro Ultra è la bicicletta utilizzata per questo bike-trip sulle strade delle Dolomiti. Manovrabile, versatile, a proprio agio anche sui terreni più impegnativi, è la bici perfetta per passare dalle strade forestali ai sentieri più impegnativi, senza rinunciare alle performance stradali sulle salite dei grandi passi alpini. Ottimizzata per l’uso con pneumatici da 56-61mm, è capace di spingersi su terreni più impegnativi rispetto alla più scorrevole Exploro Racemax. Con i 13 rapporti del gruppo Campagnolo Ekar e galleggiando su pneumatici 650B fino a 700x45c è possibile spingersi su pendenze davvero ripide e terreni molto sconnessi, senza mai perdere il piacere del controllo e dell’avanzare fluidi.

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