Talento, attacchi, sfoghi di rabbia e due medaglie d'oro: un capolavoro olimpico firmato Remco Evenepoel.

Talento, attacchi, sfoghi di rabbia e due medaglie d'oro: un capolavoro olimpico firmato Remco Evenepoel.


Doveva essere proprio lui, l'uomo in grado di riscrivere la storia, l'atleta che, quasi sempre, riesce a realizzare ciò che si prefigge. Non appena la gara olimpica maschile su strada ha iniziato ad animarsi a 100 km dall'arrivo, in testa c'era Remco Evenepoel. Piccolo, massiccio, Evenepoel è un corridore dai grandi sogni e dalla concentrazione infallibile, reduce dal terzo posto nel suo primo Tour de France e un atleta con un palmarès invidiabile a soli 24 anni. Pronto, in attesa del suo momento, certo che sarebbe arrivato. Ci ha provato, ci ha riprovato e ha continuato a provarci, imperterrito. E alla fine ce l'ha fatta, diventando il primo uomo in assoluto a vincere due medaglie d'oro nella stessa Olimpiade sia nella prova in linea che nella prova a cronometro. E l'ha fatto come sempre: con brio, senza paura e con attacchi rabbiosi, nudi e crudi, mai scontati. Un capolavoro, firmato Remco Evenepoel.

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Il killer delle Classiche di primavera, l'olandese Mathieu van der Poel, e il compagno di squadra di Evenepoel, Wout van Aert, hanno dominato le chiacchiere pre-gara. Anche il danese Mads Pedersen è stato oggetto di discussione, ma Evenepoel, nella settimana antecedente alla sua magistrale prestazione, non ha attirato particolari attenzioni. Eppure, sappiamo bene che quando Evenepoel punta alla gloria, raramente fallisce. Già vincitore di titoli mondiali, medaglie olimpiche, Grandi Giri e decine di altre gare prima dei 25 anni, anche Parigi 2024 non ha fatto eccezione.

Con ancora 80 km dall'arrivo e con alcuni corridori ancora in testa nella fuga della giornata, tra cui Ben Healy e Alexey Lutsenko, Evenepoel sapeva che era il momento di fare ciò che sa fare meglio: accendere la miccia, aumentare la cadenza e mettere in difficoltà i suoi rivali. Nel giro di 17 km, ha tentato una, due, tre volte e, perché no, anche una quarta. Con grande frustrazione, nessuno dei suoi attacchi è andato a segno però, il gruppo non si è spezzato a suo favore, e lui ha reagito con uno sguardo esasperato e gesticolando con rabbia. Dove c'è Remco ci sono le sue sfuriate. Van der Poel e Van Aert hanno poi attaccato sul pavé di Montmartre, e per un po' Evenepoel è sembrato fuori dai giochi, quasi dimenticato e messo da parte, non destinato a essere protagonista in questo grande scenario. Ma Evenepoel non si arrende facilmente.

Mentre le due superstar del ciclocross e della strada rallentava, in modo insolito, Evenepoel ha sferrato un nuovo attacco, mettendosi in posizione da cronometro per colmare il divario tra lui e il gruppo di inseguitori. In un attimo, era di nuovo in gara e l'opportunità di distanziarlo era svanita per sempre. Con un attacco pungente e deciso, ha riportato il leader solitario Healy in gruppo, riducendo rapidamente il vantaggio dell'irlandese. Non è passato molto tempo prima che anche i compagni di gruppo di Evenepoel cedessero, uno dopo l'altro, incapaci di mantenere il suo ritmo. Valentin Madouas, che alla fine ha conquistato la medaglia d'argento, ha resistito più a lungo degli altri, rimanendo a ruota del belga con grande tenacia, ma alla fine non ce l'ha fatta: a 15 km dall fine, è bastata un'altra accelerazione di Evenepoel, per permettergli di staccarsi definitivamente e andare in via in solitaria.Ed eccolo lì, solo e soddisfatto, esattamente dove voleva essere: solo la strada davanti a sé, solo un ultimo sforzo come fosse una cronometro - il suo pane quotidiano - per assicurarsi un'altra gloriosa vittoria. Poi c'è stata la foratura, a 3,8 km dall'arrivo. Ha gettato la bicicletta a terra, urlando furiosamente all'auto della sua squadra di accelerare. La macchina ha risposto prontamente, e lui è risalito sulla bici di scorta in fretta e furia, ma in preda al panico. Senza radio da corsa, ha urlato alla telecamera, indicando il punto dove normalmente si trova un auricolare. "Tempo? Quanto tempo?", sembrava abbaiare. Aveva più di un minuto di vantaggio, ma Evenepoel è tutto questo: gloria e teatralità.


Rassicurato dal fatto che una spina o un chiodo fastidioso non gli avrebbero impedito di conquistare il suo secondo oro, si è goduto l'ultimo chilometro lungo la Senna, diretto verso la Tour Eiffel, il più iconico dei simboli parigini e francesi. Passando sotto la Tour Eiffel, la struttura in ferro che ha donato parte del suo metallo alle due medaglie d'oro che Evenepoel possiede, è sceso dalla bicicletta, l'ha posizionata sulla linea del traguardo, si è messo a braccia aperte e ha simulato di sbattere a terra un telefono immaginario. Incorniciatelo al Louvre, hanno gridato; per quale motivo? L'urlo post-foratura? I molteplici sforzi a cronometro in solitaria? I ripetuti attacchi? O i festeggiamenti al traguardo? Un altro capolavoro di Remco Evenepoel, un'altra serie di incidenti, teatralità ed esplosività da capogiro.

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È un corridore dalle capacità straordinarie, e queste ultime cinque settimane sono state le sue migliori: il migliore degli altri dietro ai due superuomini del Tour, e ora due medaglie d'oro olimpiche. È un corridore che supera le avversità e le battute d'arresto più volte: viene messo al tappeto, a volte in modo pesante come al Lombardia e al Giro dei Paesi Baschi, ma risponde sempre con maggiore potenza e destrezza di prima. È un uomo ricco di personalità: si arrabbia, si infuria, si infervora e allo stesso tempo si esalta, si emoziona, si galvanizza. È sempre stimolato e stimola sempre la folla: ti fa alzare dalla sedia e ti fa urlare insieme a lui. È un corridore che tutti vorremmo essere: aggressivo, divertente, e coinvolgente anche quando il successo è scontato. "È storia, no?", ha proclamato alla fine. Ed è proprio così.

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