Non perdere il traghetto!

Il GranGuanche Audax è un evento gravel estremo nelle isole Canarie dove i partecipanti devono accertarsi di non perdere il traghetto tra le isole

Quando ti iscrivi a una gara gravel non supportata di 700 km e 16.000 metri di salita, ti verrebbe da pensare che queste siano le difficoltà principali dell'evento. E invece no. Non lo sono se l'evento in questione è la GranGuanche Audax, una gara gravel che si sviluppa su cinque delle otto isole che formano l'arcipelago delle Canarie.

Si capisce quindi che, con un percorso diviso tra le isole, la necessità di non perdere il traghetto tra un'isola e l'altra diventa una costante ineliminabile. E anche se c'è un limite di tempo relativamente comodo di 12 giorni per completare la gara, ci sono tuttavia incentivi a farlo più velocemente. Per esempio, se completi la GranGuanche in quello che gli organizzatori chiamano "ritmo audax" (poco più di due giorni in totale, compresi i tempi di traghetto), gli organizzatori sono pronti a rimborsarti i 180 euro di iscrizione. Un incentivo eccitante, sicuramente, ma che se perseguito può avere un prezzo molto alto.Foto: Henna Palosaari

Con un terreno misto che va dalle spiagge sabbiose alle cime innevate, deserti vuoti e foreste pluviali, campi di lava nera, foreste di pini e canyon tropicali, c'è veramente molto da apprezzare lungo il percorso del GranGuanche. Tuttavia, per molti dei corridori, cercare di godersi il paesaggio è una lotta nella lotta.

Slow burn

Quando ha preso la decisione di ritirarsi, la ciclista finlandese Henna Palosaari si trovava sull'ultima isola della GranGuanche (El Hierro), a poco più di 100 km dal traguardo.Foto: Lucie Dennis

"Quando mi sono alzata per andare a fare colazione, ho sentito di nuovo un forte dolore al tallone di Achille", racconta Palosaari poche settimane dopo la GranGuanche. "Non sapevo cosa fare. Volevo continuare a pedalare. Ero arrivata fino a quel punto e pensavo che avrei potuto arrivare al traguardo di El Hierro, anche se procedendo piano piano".

Ma le 24 ore precedenti avevano avuto un effetto devastante sul corpo e la mente di Palosaari. Non era la prima volta che prendeva parte a lunghe avventure di bike-packing: nel 2020 aveva pedalato (e dormito in tenda) per un mese e mezzo. Tuttavia, con un limitato allenamento invernale, una posizione in bicicletta non ottimale e forse la sella sbagliata, i fastidi che erano gestibili nei viaggi più brevi, al GranGuanche sono diventati insopportabili.

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Mentre pedalava a Tenerife, i dolori dovuti al sellino sono diventati insopportabili. E le condizioni estreme in cima al Monte Teide le hanno anche impedito di bere e mangiare con regolarità, così come aveva fatto sino a quel punto. E di punto in bianco anche la strada, diventata ormai un inferno di ghiaia e roccia, le ha voltato le spalle. Palosaari si è fermata e ha provato a mangiare, ma senza riuscirci. Inesorabilmente, ha iniziato a sentire la potenza nelle gambe spegnersi gradualmente di minuto in minuto. Alla fine, ha lasciato che i suoi compagni di avventura, Lucie e Simon, andassero avanti da soli, mentre lei cercava di andare avanti del suo passo.Foto: Henna Palosaari

"Nel pomeriggio del terzo giorno, ero così esausta che l'unica cosa che sono riuscita a fare è stato piangere. Ho dovuto sdraiarmi un paio di volte a terra", confessa. "Le mie gambe erano vuote e mi sembrava di far girare due pepite vuote sui pedali. L'unica cosa che volevo era che la salita finisse, ma invece continuava ad andare all'insù. Sembrava la salita più lunga della mia vita, e forse perché in effetti lo era".

Dopo un rifornimento necessario in un ristorante locale, Palosaari ha cercato di spingere per prendere il traghetto a Los Cristianos. Ma è stato allora che il tallone Achille ha iniziato a implorarla di fermarsi. E anche le piaghe della sella non erano più sopportabili.

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"Quando ho raggiunto la città di Los Cristianos, potevo pedalare solo con la gamba destra. Ma sono riuscita a raggiungere il traghetto. Ero felice, stanca e distrutta. Ho incontrato Lucie e Simon, ho pianto ancora un po' e poi mangiato delle patatine fritte prima di prendere il traghetto", ricorda. 

Dopo una buona dormita, l'Achille non era migliorato. A peggiorare le cose, Palosaari è caduta mentre scendeva dal traghetto e ha sbattuto la gamba destra sul ponte. Anche se mancavano solo 110 km, ha deciso che la sua avvenuta al GranGuanche sarebbe finita lì.Foto: Lucie Dennis

"Non è facile riconoscere il limite tra il dolore buono e quello cattivo, ma sapevo che questo non era più un dolore buono", racconta Palosaari. "Se il mio tallone di Achille fosse peggiorato, non me lo sarei mai perdonato. Per cui ho preso la decisione di non proseguire, anche se non è stato facile"

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Una doccia fredda 

Al suo primo evento di ultraciclismo, Henning Bommel, un ex pistard che si è classificato 5° alle Olimpiadi di Rio 2016 (inseguimento a squadre) e parte del team gravel No Boarders di Velocio, ha scoperto subito che la GranGuanche non era da prendere alla leggera.Foto: Stefan Haehnel

"Abbiamo chiesto all'organizzatore Matteo il modo migliore per raggiungere il punto di partenza a Órzola [dal punto di registrazione a Lanzarote], e ci ha suggerito di preparare una pista Komoot. Ha detto che era un bel percorso e di appena 45 km", ricorda Bommel.

"È stato allora che abbiamo capito che non potevamo essere definiti dei veri ultraciclisti. Per me, 45 km su gravel sono ancora lunghi. Era assolutamente fuori dalla mia immaginazione aggiungere questo tratto bonus prima del chilometro zero. Così abbiamo preso un taxi, siamo scesi dietro l'angolo in modo che nessuno potesse vederci e siamo partiti un po' imbarazzati".

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Bommel era iscritto alla categoria a squadre con il suo amico Paul Voss (che ha concluso il Tour de France tre volte), e questo ha permesso ai due di aiutarsi a vicenda (non permesso ai solo). Con loro ha pedalato anche il fotografo e esperto ultraciclista Stefan Haehnel, il quale aveva anche il compito di catturare le immagini della gara. E questa è stata la mossa giusta, perché altrimenti non avrebbero avuto il tempo di fermarsi per immortalare l'avventura e puntare anche al ritmo audax.Foto: Stefan Haehnel

"Pedalando di notte, non vedi molto oltre ai 15 metri davanti alla tua ruota", racconta Bommel. E questo si è rivelato essere il refrain principale della GranGuanche: pedalare di notte, pedalare di giorno e dormire un paio d'ore qua e là. Ciononostante, Bommel dice di aver gestito la mancanza di sonno sorprendentemente bene, e i suoi brevi sonnellini da una o due ore sono stati sufficienti per riacquistare energia e concentrazione prima di risalire in sella.

Il settore notturno a Gran Canaria non è stato diverso. E le sei ore che sono seguite la partenza alle 9 di sera dopo il viaggio in traghetto sono state tutt'altro che piacevoli.

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"È stata una salita interminabile, nel buio più totale, con temperature vicine allo zero e forti venti a 1.900 metri", ricorda Bommel. "Stavamo congelando e speravamo che le temperature aumentassero durante la discesa". Foto: Stefan Haehnel

Ma anche le lunghe discese su sterrato hanno richiesto tutta la loro attenzione, e durante la discesa sono riusciti a scattare solo tre foto.

"Non c'era niente di quelle ore in discesa e al freddo che volessimo conservare e poi ricordare", dice Bommel. "Così, quando abbiamo raggiunto Puerto de las Nieves, siamo saliti subito sul traghetto. Mi sono addormentato non appena ho preso posto".

Teamwork makes the dream work

Il trio tedesco è arrivato a El Hierro, l'ultima isola, il 21 marzo, due giorni dopo aver lasciato il porto di Órzola a Lanzarote. Con altri cinque corridori che gareggiavano nella categoria solitaria, il gruppo ha optato in una mezza notte di sonno e iniziare i 110 km finali alle 5 del mattino. Inizialmente anche Bommel e i suoi amici si sono uniti al gruppo dei migliori, ma alla fine hanno deciso di prenderla con calma e godersi di più il paesaggio.Foto: Stefan Haehnel

"Volevamo fare foto, fermarci per un caffè e goderci finalmente il viaggio. E dato che eravamo comunque la prima squadra ad arrivare a El Hierro, non avevamo fretta", spiega Bommel.

Dopo 62 ore, 34 delle quali trascorse in bicicletta, Bommel e Voss sono arrivati al ristorante Bahia, il traguardo ufficiale della GruanGuanche. Sono stati la prima squadra a tagliare il traguardo e si sono ripromessi che, se torneranno per il GranGuanche, la prenderanno con più calma.

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"Lo faremo in cinque giorni, dormendo di notte e pedalando di giorno", dice Bommel. "Perché quando fai un'avventura di bikepacking come questa, fa parte dell'intera esperienza godersi il viaggio e la natura che ti circonda".